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Natale 2020? La grande tristezza…

Natale 2020? La grande tristezza…

(di Biagio Mannino)
Natale 2020? Non facciamoci illusioni. Sarà denso di ansia e preoccupazioni.
Questo è un anno che resterà oggetto, per gli storici del futuro, di grande curiosità e meraviglia, di stupore ed incredulità. Per coloro i quali studieranno quanto è accaduto, quanto si è fatto, quanto si è scelto di fare e quanto tutto questo ha lasciato, sarà un percorso che li porterà dalla fantasia alla consapevolezza.
Si chiederanno, gli storici del futuro, come sia stato possibile chiudere in casa gli abitanti dell’intero pianeta. Come sia stato possibile far andare in tilt l’intero sistema globale dell’economia. Come sia stato possibile creare un malessere sociale di così vasta proporzione.
Dagli Stati Uniti all’Europa, dall’Indonesia all’India e così ovunque, in una crisi che assume dei connotati che rasentano l’incredibile.
Tutto perché ci si è fermati, insieme. Tutto perché, di fronte all’epidemia, si è ritenuta valida la soluzione più semplice.
Se un’epidemia si trasmette di uomo in uomo, basta separare l’uomo dall’uomo e, così, prima tutti a casa, poi il distanziamento, poi le limitazioni, poi le chiusure, poi di tutto un po’.
Nel frattempo, accettando questo in nome della salute, si è perso di vista il risultato del così detto fuoco amico. Quelle vittime che, a causa delle scelte prese per tutelare la salute, sono cadute in nome di quelle scelte stesse.
E negli ospedali come in tutto il mondo del lavoro, altri vivono il dramma di ciò che questa situazione sta provocando.
Chiudere? Allora disoccupazione!
Non c’è futuro per coloro i quali hanno piccoli lavori e che dipendono più che mai dalla vita comune, sociale.
Piccoli imprenditori, lavoratori autonomi, i loro pochi dipendenti, le loro famiglie… tutti in crisi.
Ma il problema è che non si giunge a questa situazione da una condizione di benessere.
La società, prima, prima del Corona virus, era già in crisi ed ora, è nel dramma.
Chi aveva difficoltà prima adesso le vede moltiplicate. Chi cercava disperatamente un lavoro prima, adesso non sa dove sbattere la testa.
Si diceva che gli italiani, per rimediare al loro debito pubblico, avrebbero dovuto attingere al vasto patrimonio privato.
Oggi questo accade perché, per far fronte all’emergenza, si attinge ai risparmi per andare avanti.
E chi non li ha…?
Limitare adesso per passare un Natale sereno: in che senso sereno?
Correndo a fare acquisti e tanti bei regalini da mettere sotto l’alberello? Con lucine colorate e musichette sdolcinate?
Certo, il Natale, quello commerciale, non quello religioso, aiuta i consumi e, quindi, l’economia. Ma, se la gente lavora sempre meno, dove li prende i soldi per quei bei regalini?
Teatri, cinema, associazioni… chiudere! La cultura? Non serve! Ma c’è un mondo dietro a queste attività, che vive e che rende vivi.
Tutto è strano, tutto è surreale, tutti hanno la soluzione al problema e contano i contagi, esprimono formule matematiche, mostrano grafici e parlano tanto ma, nel frattempo, la gente si impoverisce sempre di più e la malattia non preoccupa come l’angoscia della miseria.

Referendum: trionfano i SI. Ma l’Italia vince o… perde?

(di Biagio Mannino)
Oltre il 54% degli aventi il diritto al voto si sono presentati alle urne. Una affluenza importante numericamente e non solo.
Era questo, infatti, il Referendum in piena emergenza da Corona virus e non era scontata una presenza così importante alle urne.
Molto ha aiutato la concomitanza con le elezioni regionali e comunali ma, in ogni caso, dal punto di vista della partecipazione, la voglia di essere lì, di essere presenti, da parte degli italiani, si è confermata.
Sì, la voglia di partecipare, di esserci, nonostante tutto, nonostante mesi di angoscia provocati dall’epidemia, nonostante che poi, alla fine, poco si sia detto sul Referendum in sé.
Un percorso particolare però. Un percorso fatto concretamente ed orgogliosamente di volontà, di voglia tenace di esercitare la propria sovranità, proprio quella,quella sancita dal secondo comma dell’articolo 1 della Costituzione e, contemporaneamente, vedere che il 70% dei voti sia andato nella direzione della riduzione dei parlamentari.
Un percorso che, di fatto, porta la rappresentanza ad essere ridotta di ben un terzo, che avrà come conseguenza di lasciare scoperte aree geografiche e vedere le proprie esigenze appoggiate da altri che, di quei territori, non fanno parte e, presumibilmente, poco ne conoscono della storia, delle tradizioni, dei propri problemi.
Partecipare in tanti per aver poi pochi rappresentanti. Sì, strano davvero.
Tanti commenti nei contenitori giornalistici dei diversi sistemi mediatici.
Tanti commenti indirizzati alla tenuta del Governo, alla tenuta o ai diversi cambi di colore in alcune Regioni, in alcuni Comuni. Tanti commenti su come il voto si è indirizzato e tutte le diverse prospettive all’orizzonte.
Pochi nei confronti del Referendum, a quel risultato, a quel 70% di SI, con quella determinante riduzione di Deputati e Senatori che stride con l’interesse dimostrato nei confronti dell’esercizio proprio del voto nelle Regioni e nei Comuni.
Si inizia a discutere: bisogna cambiare la legge elettorale. Disegnare i nuovi collegi perché, adesso, i parlamentari sono decisamente di meno e le aree territoriali dovranno necessariamente essere ridefinite, alcune unite, altre accorpate.
Una legge elettorale di tipo proporzionale, si dice.
Una legge elettorale di tipo proporzionale che garantisca… la rappresentatività ma… con soglia di sbarramento al 5%.
Allora, il risultato, è il seguente: meno parlamentari, legge proporzionale con soglia di sbarramento al 5% comportando per le minoranze, indifferentemente quali siano, indifferentemente cosa o chi rappresentino, la probabile estinzione dal contenitore democratico per eccellenza, ovvero, il Parlamento.
Quando si vota, ed in particolare ad un referendum, si esprime la propria volontà. Si contribuisce a prendere una decisione. Se prevalgono i SI o i NO si arriva ad una decisione ma non ci sono vincitori o perdenti. Semplicemente si è giunti ad una conclusione.
Il problema però si pone su come possiamo interpretare gli effetti di questa decisione, sul nostro sempre più inconsapevole ruolo di cittadini attivi nella vita politica, di portatori di principi e valori democratici e se, da un lato, i SI hanno decisamente vinto, dall’altro, l’Italia, sembra proprio aver perso.