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Esistono delle cose che si chiamano “sacralità”, “solennità” e vanno rispettate!

Si riporta la lettera come ricevuta.

Esistono delle cose che si chiamano “sacralità”, “solennità” e vanno rispettate!

(de Il Grillo Scrivente)

Dal 15 al 17 febbraio scorsi si è tenuta a Rimini una fiera denominata “Beer & Food Attraction”. Il nome parla abbastanza chiaro. Se pensa che mi scandalizzi per la birra, in realtà non è questo il problema, bensì il fatto che all’interno di uno dei padiglioni c’era un allestimento che ricreava l’interno di una chiesa con (ovviamente finti) frati ad un bancone che servivano drink, e “avvenenti” (temo di poter immaginare la scena…) suore (ovviamente finte anch’esse), che offrivano la “comunione con aperitivo”: ostie finte.

La cosa ha scatenato polemiche (chissà come mai….) e ha fatto infuriare (direi…) la Diocesi di Rimini, la quale ha espresso, attraverso una nota ufficiale sull’iniziativa, “ferma deplorazione” e “rammarico” e ha parlato di strumentalizzazione di simboli religiosi a fini commerciali.
L’azienda lombarda Fusetti, ideatrice di questa “bella trovata” per pubblicizzare i suoi prodotti, è subita corsa ai ripari con un comunicato a sua volta, chiedendo scusa, spiegando che volevano solo suscitare ironia in linea col tema dell’aperitivo, e chiarendo che non hanno mai avuto volontà di mancare di rispetto.

Caro Blogger, innanzitutto mi verrebbe da chiedere all’azienda Fusetti “Ci sei o ci fai?”; perché mi perdoni, ma questi improvvisi rammarichi e “inginocchiate sui ceci”…..
Al di là di questo, le figure dei frati e delle suore molto spesso vengono usate con ironia, soprattutto in alcuni film; basta pensare agli abiti religiosi indossati a Carnevale; in questo mondo non è ancora vietata l’ironia. Però, caro Blogger, ci sono dei limiti…. Esistono delle cose che si chiamano “sacralità”, “solennità”; e vanno rispettate. Non puoi arrivare a fare ironia sul momento della comunione, perché allora tutto diventa solo una pagliacciata! Ci sono cose (vedi l’Inno, di cui Le parlavo nella mia ultima lettera) che non si possono “toccare”. Si chiama semplicemente “rispetto”.

NOTA: l’immagine in questo post è di libero uso ed è tratta da Wikipedia Commons: Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0

Laura Pausini, Olimpiadi ed Inno: c’è stato un peccato di vanità?

Si riporta la lettera come ricevuta.

Laura Pausini, Olimpiadi ed Inno: c’è stato un peccato di vanità?
(de Il Grillo Scrivente)

Lo premetto subito, caro Blogger: io ho sempre amato Laura Pausini; da quando è “arrivata” sulla scena. Ma questa volta….

Correva l’anno 1993, quando la Pausini vinceva il Festival di Sanremo incantando tutti con la canzone rimasta “nella storia”, (quella sua musicale, in questo caso) “La solitudine”. La storia, autobiografica, di una ragazza innamorata di un compagno di scuola di nome Marco, e della solitudine, per l’appunto, tra di loro.
Le dico la verità, caro Blogger, mi è piaciuta subito: voce “potente”, melodiosa; e le sue canzoni (ne son seguite a decine) una più bella dell’altra, a mio avviso: dolci, romantiche; una musica stupenda; e una voce meravigliosa! In tutti questi anni l’ho difesa contro tutti quegli (e ce ne sono tanti) che mi dicevano “che lagna”, “ma come fa a piacere?…”. Da ultimo, una donna fine, elegante, a modo; cosa alquanto “insolita” al giorno d’oggi. Però il 6 febbraio scorso è successa una cosa che mi ha lasciato tanta perplessità: mi è stato detto che ha cantato l’Inno di Mameli all’inaugurazione delle Olimpiadi di Milano – Cortina mettendosi a fare dei…come dire..”gorgheggi”…fuori luogo; perché stava cantando l’Inno; e in effetti questo non va cantato così…

La notizia mi provoca non poco stupore… E così, come sempre faccio, verifico: caro Blogger, in effetti, è vero! Soprattutto nella parte finale ha un po’…. diciamo così (visto che non sono una persona esperta di canto), “gorgheggiato”.
Ho sentito che la cosa ha diviso molto gli italiani: chi l’ha esaltata, chi ha detto che sembrava stesse cantando “La solitudine”. Alcuni, molto ironicamente, hanno detto che “Marco” si sarà tappato gli orecchi.
Guardi, caro Blogger, al di là di quello che pensano gli altri, quello che mi ha sorpreso è che, osservandola attentamente mentre cantava, ho realizzato che in quel momento lei non stava “mettendo davanti” l’Inno, ma se stessa; perché in effetti è vero, sembrava stesse cantando una sua canzone. Un peccato di vanità?
Non cambio assolutamente idea sulla sua bravura; ma in questo caso secondo me ha sbagliato, doveva metter da parte se stessa. L’Inno è una cosa importante, rappresenta l’Italia; non è un caso che una voce all’altoparlante ha chiesto di alzarsi in piedi.

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“Una volta davanti all’uniforme si provava un senso di rispetto”.

Si riporta la lettera come ricevuta.

“Una volta davanti all’uniforme si provava un senso di rispetto”.

(de Il Grillo Scrivente)

Sono trascorse due settimane da quando Le ho espresso tutto il mio più profondo sconcerto per la morte di quel giovane di diciotto anni, Abanoud Youssef, accoltellato da uno studente del suo stesso istituto scolastico per motivi che sono stati definiti “di gelosia”. E ora apprendo che nella città di Trieste due carabinieri si sono ritrovati letteralmente circondati da una banda di quelli che vengono definiti “maranza”, giovani minorenni armati di coltelli: sabato 31 gennaio scorso; una quarantina di maranza radunatasi in una piazza (dove, tra l’altro, il giorno dopo viene rinvenuto un vero arsenale, tra mannaie, coltelli, mazze, bastoni,…). I carabinieri arrivano sul posto allertati da segnalazioni dei residenti. Uno dei giovani, a bordo di un motociclo, estrae un’arma e spara in aria; lo bloccano e gli chiedono le generalità, e si accorgono che ha addosso una pistola scacciacani. A decine, gli altri giovani li attaccano verbalmente con fare minaccioso, alcuni usano le proprie cinture impugnandole come se fossero armi per intimidirli. Il giovane si approfitta del caos e si dà alla fuga, ma perde i documenti.

Caro Blogger, direi proprio che non c’è bisogno di nessun commento davanti ad uno scenario del genere. Se tutto questo fosse la trama di un film, probabilmente ad un certo punto i carabinieri chiamavano la base dicendo che avevano bisogno di rinforzi. Ma questa purtroppo non è la trama di un film; questo è quello che sta succedendo in Italia (altro che i miei desideri di far fare ai giovani a scuola corsi “A testa alta”). E sa cos’è che mi sconvolge anche? Una volta i giovani scapestrati sarebbero stati almeno un minimo intimoriti, davanti alle forze dell’ordine; una volta davanti all’uniforme si provava un senso di rispetto. Già….una volta….

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