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“Che cos’è la libertà, oggi?”

Si riporta la lettera come ricevuta.

“Che cos’è la libertà, oggi?”

(de Il Grillo Scrivente)

Caro Blogger,

si ricorda quando Le ho raccontato che per fare la raccolta punti in sempre più supermercati ed empori, bisogna avere lo smartphone perché non producono più la tessera cartacea e si fa la raccolta punti tramite App? La aggiorno, “le cose sono migliorate moltissimo”…: l’altro giorno ho ricevuto una lettera da parte di un ente che mi chiedeva di mandargli degli importanti dati tramite la loro App attraverso il QR Code, o tramite Whatsapp. In mancanza di questi, gli si può chiedere aiuto su come inviarli scrivendo una mail; e se uno è anziano e non ha una mail, o non ha un computer con il quale poter inviare la mail? Ormai si dà per scontato che chiunque possegga un computer. Perché non si può più essere liberi di mandare dati tramite lettera o telefonata?

Sempre l’altro giorno, ho sentito una canzone (che ho scoperto essere di un cantante rapper, Tony Effe) il cui contenuto è ….alquanto volgare…. Sa cosa pensavo? Che, se gli movessi delle critiche, probabilmente mi direbbe “Sarò libero di cantare ciò che voglio?”. E, per carità, se non offende nessuno, sì, è libero di cantare ciò che vuole. Io però, se mi permette, caro Blogger, penso ci sia, oltre alla libertà, qualcosa che si chiama “decenza”, “raffinatezza”, “cultura”, “linguaggio appropriato”,…. e via dicendo. E così, mi è sorta questa riflessione: perché uno non può essere libero di mandare qualcosa se non telematicamente, ma un cantante deve essere libero di cantare volgarità?

Che cos’è la libertà, oggi, caro Blogger? Siamo sicuri che essere volgari rappresenti veramente la libertà? E se fosse piuttosto un modo rabbioso di sfogare una qualche infelicità o frustrazione?
In che cosa possiamo dire di essere liberi? O meglio, veramente liberi?

NOTA: l’immagine in questo post è di libero uso ed è tratta da Wikipedia Commons: Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0

 Giovani, famiglie e scuola: alla ricerca di rispetto e valori.

Si riporta la lettera come ricevuta.

Giovani, famiglie e scuola: alla ricerca di rispetto e valori.

(de Il Grillo Scrivente)

Caro Blogger,

il 25 luglio scorso vengo a sapere dal sito http://www.orizzontescuola.it che in una scuola dell’infanzia di Ferrara, una madre ha iniziato un diverbio con due educatrici, sfociato in violenza: la donna ha aggredito e sbattuto sulla porta di un bagno un’educatrice, e aggredito l’altra, intervenuta in soccorso della collega. Dopodiché è scappata via dall’asilo. Le due maestre ricoverate in stato di choc.

Già questa notizia mi ha fatto pensare, fra me e me, “ma cosa sta succedendo in questo paese?… Cos’è diventata l’Italia?….”. Neanche il tempo di riuscire a trovare una risposta, poco più di una settimana dopo, vengo a sapere dal Tg regionale del Friuli-Venezia Giulia del 4 agosto scorso delle ore 14, che nella regione un’altissima percentuale di studenti ha terminato l’anno scolastico con il voto di 6 in condotta (alcuni addirittura 5); e la maggior parte di questi ragazzi frequenta la Scuola Media. La Direttrice Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale, Daniela Beltrame, ha commentato (ovviamente costernata) usando due parole che io trovo importanti, basilari e fondamentali: “accettazione delle regole”. Caro Blogger, lo scrivo con altrettanta costernazione, tanti giovani hanno assunto ormai un comportamento da selvaggi. “Educazione”, “rispetto”, sono concetti che, per molti di loro, sembrano proprio sconosciuti.

Io però avrei degli interrogativi le cui risposte considero fondamentali: dove sono le loro famiglie? Dove sono i loro genitori? Non credo la risposta sia “al lavoro”; quanti di noi hanno avuto genitori che lavoravano, anche fino a tardi, eppure l’educazione l’hanno insegnata lo stesso!
Penso la risposta sia che, ormai da anni, insegnare ai figli rispetto e valori è diventata una cosa troppo impegnativa.
Chi lo sa, forse la paura di veder bocciato un figlio, farà venir voglia di insegnargliele, queste cose. ….sempre che sappiano cosa siano…..

NOTA: l’immagine in questo post è di libero uso ed è tratta da Wikipedia Commons: Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0

“Che dire allora alla fine? Semplicemente…fine! E con questo ho detto tutto!”

Si riporta la lettera come ricevuta.

“Che dire allora alla fine? Semplicemente…fine! E con questo ho detto tutto!”

(de Il Grillo Scrivente)

Caro Blogger,

in questi giorni sono scoppiate due polemiche, in due zone del mondo decisamente diverse tra loro: una sta letteralmente infuocando l’America: “Sidney Sweeney has great jeans”.
Confesso la mia ignoranza, fino all’altro giorno non sapevo nemmeno questa giovane donna esistesse. Questa frase penso resterà nella storia dell’America, perché chi l’ha criticata, l’ha fatto per la somiglianza fonetica tra “jeans” e “genes” (geni), accusando l’azienda produttrice, l’American Eagle, di mandare un messaggio subliminale razzista, perché invocherebbe la supremazia della donna bionda con gli occhi azzurri sulla donna dalla pelle nera.

Mi consente di essere brutale e di chiedere come ha fatto a venire in mente una cosa del genere a chi ha fatto sorgere questa polemica? Nemmeno con tutta la più grande fantasia di questo mondo, sentendo “jeans”, avrei pensato “genes”. Se proprio vogliamo parlare di linguaggio, piuttosto trovo molto sciocco quello che vien detto e il video noioso. Ma queste sono considerazioni mie, che ancora ricordo le musiche rock delle pubblicità dei jeans americani degli anni ’80.

La seconda polemica si è scatenata invece in Italia, nel Comune di Oderzo, in provincia di Treviso. Il proprietario di un bar sta facendo infuriare gli italiani a causa di un annuncio affisso sulla porta del locale: “Cercasi cameriera carina per nuovo bar”. Ha risposto a chi lo sta accusando, sui Social, di sessismo, dicendo ”Ho diritto di scegliere collaboratrici non racchie”.

Le dico la verità, caro Blogger, questa risposta mi ha “fatto pensare”… Qui si apre una bella diatriba; perché, se è vero che tutti hanno diritto ad essere assunti, se capaci, e non solo i belli (altrimenti, dicesi “discriminazione”), dicesi anche, però, che, prima di tutto, che le sue scelte piacciano o meno, essendo un privato, ha diritto di fare quello che vuole (nel limite della legalità, ovviamente! E, possibilmente, della decenza..). Secondo luogo, si può discutere finché si vuole, ma un dato di fatto resta: il bello attira di più….
Avrebbe però potuto usare un linguaggio un po’ più educato….

Che dire allora alla fine? Semplicemente…fine! E con questo ho detto tutto!

NOTA: l’immagine in questo post è di libero uso ed è tratta da Wikipedia Commons: Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0