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Doveva essere un complimento…

Si riporta la lettera come ricevuta.

Doveva essere un complimento…
(de Il Grillo Scrivente)

Caro Blogger,

la quantità di video presenti sui social è enorme, e a volte mi chiedo come poter distinguere ciò che effettivamente è vero da ciò che non lo è. Spero non sia l’ennesimo “trabocchetto” quello che mi è capitato di vedere giorni fa su Facebook, e che ha colpito la mia attenzione, nel quale un uomo commenta con una certa costernazione (che poi è diventata la mia) la reazione di una donna ad una frase dettale da un uomo: “sei bella naturale, meglio senza trucco”. Reazione di lei: “Cosa faccio lo denuncio oppure lo mando a *#%?” (specifico che tra il segno della percentuale ed il punto interrogativo c’era la figura di uno smile arrabbiato).

Ora, caro Blogger, qui la questione non è se la donna sia davvero bella al naturale o se lui sia stato un cafone; perché istintivamente mi verrebbe da chiedere alla signora come sia possibile irritarsi (per usare un eufemismo) così tanto per una frase che personalmente considero un complimento. Ma (oltre al fatto che, appunto, questa è un’opinione mia), come detto prima, non è questo l’importante. Il problema vero è, come puoi pensare di denunciare una persona per questo?
Vogliamo illuderci che sia stata una battuta? Illudiamoci! Ma è una battuta, che unita all’alternativa che la signora si pone (censurata ma facilmente intuibile…), lascia trasparire una rabbia che, caro Blogger, io francamente davvero non riesco a capire…. Preferivi ti dicesse che stai benissimo truccata e ci sei rimasta male? Ok, comprensibile; ma perché una reazione così? Io non posso che condividere le parole del signore che ha girato il video: “cosa sta succedendo alle persone? Cosa sta succedendo alla nostra società? Cosa sta succedendo a questo mondo?”. E aggiunge che non capisce se è l’effetto delle guerre, dello stress o dei social”.

Rabbia, caro Blogger, rabbia! Che da anni si sta diffondendo nella nostra società come i tentacoli di una piovra. E l’ulteriore problema è, come sempre, riuscire a trovare una risposta a queste domande.

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Quando la sinistra non fa le cose di sinistra.

Quando la sinistra non fa le cose di sinistra.
(de Il Grillo Scrivente)

Ho visto un video su Facebook di Simone Carabella: denuncia un provvedimento recente del sindaco Gualtieri di Roma. Anzi, più che “denuncia”, lo contesta e ne dichiara l’evidente flop: sono stati messi a disposizione quattrocentomila euro per i cittadini romani che vogliano ospitare nelle loro case un immigrato per risolvere il problema della accoglienza a Roma: vi hanno aderito non uno, non due, bensì…tre persone!

Ora, Carabella fa una considerazione: (riportandolo brevemente) il sindaco poteva impiegare quei soldi in diverso modo, e soprattutto direttamente a vantaggio dei romani; da qui il flop. Mette così in evidenza un aspetto che non è del tutto secondario, ma anzi forse è il principale: la sinistra fa dell’immigrazione (e soprattutto dell’accoglienza!) il suo cavallo di battaglia; accusa la destra di odio verso lo straniero, di razzismo; e ogni tanto aggiunge un pizzico di…fascismo! Parla di ideali, di fraternità, e di amore; sostiene che siamo tutti uguali. Elogia la ricchezza della diversità, dell’incontro tra svariate culture. Tutto bellissimo! Ma ora, questa sinistra, adesso che il sindaco ne è l’espressione e offre il sostegno economico per poter mettere tutto ciò in pratica, ha dimostrato che le parole restano parole: soltanto tre romani su quasi tre milioni hannno accettato. Chiedo scusa, capisco che tra il dire e il fare ci sia di mezzo il mare, ma tutti i buoni propositi, dove sono finiti?

Caro Grillo Scrivente,

come ben sai, abitualmente non ti rispondo pur apprezzando molto le tue interessantisssime e profonde lettere. In quest’occasione faccio un’eccezione e mi permetto di aggiungere poche parole.
Continuamente, attraverso sistemi mediatici tradizionali, attraverso i social, attraverso tutti i mezzi di comunicazione ed informazione, diretti ed indiretti, in tutti i luoghi , ci hanno riempito la testa di buoni e sani principi visti però da un’unica parte, da quei salottini e circoletti pseudoculturali mascherati di perbenismo, tanto sicuri nelle chiacchiere quanto fragili nei fatti, pronti a sciogliersi come neve al sole d’estate, lontani e lontanissimi da quella che è la realtà vera, la vita vera della gente dove, alle difficoltà quotidiane, alla sempre più importante paura del futuro, si sommano quelle incertezze derivanti da un’insicurezza sociale crescente. Ed ora eccolo qua: questo è il risultato!
Grazie per tutte le tue opinioni che arricchiscono il dibattito democratico.

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“Io non bevo caffè, ma se lo bevrei…”.

Si riporta la lettera come ricevuta.

“Io non bevo caffè, ma se lo bevrei…”.

(de Il Grillo Scrivente)

Allora, caro Blogger,

io non guardo abitualmente la pubblicità alla televisione. Qualche giorno fa, però, mi è capitato di vedere quella del caffè Borbone: c’è una bambina all’interno della sua famiglia. Si susseguono diverse scene, nelle quali, in ciascuna, la bambina vede suoi familiari bere caffè; con sottofondo musicale della bambina stessa che canta “Non ho l’età” di Gigliola Cinquetti. Alla fine, la bambina porta il caffè a tavola alla sua famiglia e dice (si intuisce, rivolgendosi al pubblico della televisione) “io non bevo caffè, ma se lo bevrei…”.

Sorge spontanea una domanda: come “bevrei”?….si dice “bevessi”….. Qua gatta ci cova…cerchiamo di capire perché hanno scelto di far usare alla bambina lo scorrettissimo condizionale invece del congiuntivo; perché (ho pensato) magari c’è un motivo profondo, in questa scelta: oddio, caro Blogger, io non sono in grado di giudicare se sia profondo o meno, ma la motivazione, secondo alcuni commentatori, sembrerebbe essere quella di trasmettere l’idea del linguaggio spontaneo infantile, e dell’atmosfera familiare e di casa.

A parte il fatto che mi sa che manco proprio di fantasia, oppure ho la mente troppo complicata, perché tutto potevo pensare tranne questo. Però, prima di tutto, non ho capito secondo quale criterio associare l’atmosfera casalinga ad un linguaggio grammaticalmente scorretto.
Secondo luogo, capisco che a tanti bambini viene spontaneo usare il condizionale invece che il congiuntivo; ma siccome l’Italia sta attraversando un momento di “analfabetismo” tragico, sicuramente non aiutato dall’uso sfrenato degli smartphone (che, ahimè, vedo in mano ai bambini, anche quando escono da scuola), se volevano rendere la spontaneità e il focolare, non potevano scegliere qualcos’altro tra le tante possibilità?

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