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Siamo nell’epoca degli esperti… “improvvisati”!

Si riporta la lettera come ricevuta.

Siamo nell’epoca degli esperti… “improvvisati”!

(de Il Grillo Scrivente)

Caro Blogger,

che avvilimento… È da un po’ che mi vengono inviati video (Facebook, Instagram, Youtube) di gente che si definisce professionista e ha (per fare solo un esempio) decine di migliaia di persone iscritte al proprio canale; così come sono migliaia (se tutto va male…) le persone che ne seguono la diretta. Altri mostrano video con la folla di persone venuta ad ascoltarli nonostante una giornata assolutamente estiva, che invoglia ad andare in gita o al mare, non a chiudersi in una sala.

Che problemi ci sono? Nessuno; a parte che in questi video vengono dette “perle di saggezza” del tipo che la Terra è piatta, che la guerra non esiste,… E tante altre che richiederebbero una sola domanda: ma con che coraggio riuscite a dire queste cose?
Non mancano (anzi abbondano) frasi “estremamente rispettose” nei confronti di chi ha un’opinione diversa: si passa dall’evidente idolatria nei confronti di Donald Trump a considerazioni secondo le quali chi non la condivide, è l’ultimo dei deficienti (e questo è uno dei concetti più gentili che ho sentito esprimere…). Non mancano in certi casi pernacchie, parolacce, e gestacci con le braccia (che qui non descrivo ma penso possa essere chiaro cosa intendo).

Ora, caro Blogger, già non c’è nessun bisogno che io mi metta a commentare simili esternazioni, perché esse si commentano da sole. Ma, in particolar modo, sentire cose del genere per una persona come me, che La seguo sempre con tanto interesse; Lei che, delle guerre e tutte le loro conseguenze, ne parla con serietà, professionalità e competenza; Lei che non fa il “commento” su Trump, ma una lucida e profonda analisi della situazione americana; e senza gestacci accompagnatori… Capisce che ad una persona come me, davanti a tutto questo, non resta altro che scuotere il capo e chiedersi: che beneficio, che utilità, che insegnamento ci danno questi improvvisati esperti che di tutto potrebbero trattare, ma non certamente di argomenti seri e importanti come quegli che si legano alla comprensione dei grandi mutamenti sociali in atto?

Concludo citando Massimo D’Azeglio: “L’Italia è fatta, ora bisogna fare gli italiani”; e mi permetto di aggiungere “umili, rispettosi, ma soprattutto preparati”.

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Quando non si riesce ad abituarsi ed accettare il passaggio a quella che in molti definiscono una società migliore.

Si riporta la lettera come ricevuta.

Quando non si riesce ad abituarsi ed accettare il passaggio a quella che in molti definiscono una società migliore.

(de Il Grillo Scrivente)

Allora, caro Blogger, l’altro giorno ho chiamato l’Infopoint di un Comune per informazioni sui mezzi di trasporto: ho parlato con Karen. Immagino penserà che Le scrivo per protestare quant’è stata maleducata e scortese, “ma come, proprio in un Infopoint…”. No, no, era l’intelligenza artificiale; e Santo Cielo, posso garantirLe quanto sia stato veramente triste, nonché avvilente, per una persona cresciuta con gli impiegati che rispondevano al telefono.
Però, tant’è, caro Blogger, ormai questo è il mondo in cui viviamo! E nonostante le cose stiano cambiando in modo assolutamente veloce ed inesorabile, mi consenta di dire che non riesco proprio, non solo ad abituarmi, ma anche ad accettare questo vertiginoso e vorticoso passaggio a quella che in molti definiscono una società migliore, che dovrebbe senplificarti la vita e…renderci sicuramente più sorridenti! No, caro Blogger, a tutto questo non riesco a sorridere; anzi, correndo anche il rischio di fare la figura di una persona che si è svegliata improvvisamente in quella che probabilmente è già una realtà per tutti, a costo di risultare banale, Le porto in ogni caso le mie osservazioni, e soprattutto le mie critiche a quegli che, soltanto in apparenza, appaiono essere piacevoli cambiamenti, ma che in realtà sono trasformazioni decisamente significative.

Non so nelle altre città, nella mia hanno tolto da relativamente poco tempo le obliteratrici meccaniche dai mezzi pubblici (o meglio, le hanno rese fuori servizio), lasciando quelle…come le posso chiamare? Digitali? Emanano segnali luminosi rossi degni più dell’astronave Enterprise di Star Trek che della linea 64 che abitualmente prendo. Dopo innumerevoli tentativi ed aver ripetutamente spostato il biglietto sotto questa lucina, con un po’ di, anzi tanta, fortuna, il biglietto viene convalidato. Posso portare la mia testimonianza che, purtroppo, centrare questa lucina rossa non è proprio così semplice. Nel frattempo, però, mentre mi chiedo perché non ho studiato ingegneria; mentre mi chiedo perché non ho deciso di fare altre cose quel giorno; mentre mi chiedo chi sia colui (e per dovere di parità di genere, anche chi sia colei) che ha avuto questa bella pensata di semplificarci la vita, dietro di me si è formata una fila di gente smaniosa di fretta ma anche fiduciosa di sapere proprio da me come funziona il misterioso oggetto.

Attenzione se si è in possesso di un biglietto multicorse del quale si deve usufruire in due:

“ 1) Seleziona il numero dei passeggeri con i tasti freccia (˄ e ˅) posizionati nella parte superiore.

  1. Avvicina il QR code del biglietto al lettore ottico per completare la validazione.

Prima di validare, seleziona tutti i passeggeri: non saranno possibili nuove validazioni fino alle scadenze delle corse validate”.

Semplice e pratico! Purtroppo di questo non posso ancora portare testimonianza.

L’altro giorno, però, “abbiamo” risolto il problema: come si vede dalla foto che Le ho inviato, sullo strano oggetto ormai presente sui mezzi pubblici è comparsa la scritta: “Attendere! Aggiornamento in corso…”.

Ovviamente, non potendo fare i miracoli su un computer, ho viaggiato gratis. Vorrei farLe tra l’altro notare la conoscenza della punteggiatura in questa nuova tecnologia…: mi hanno sempre insegnato che la lettera che segue un punto esclamativo va scritta in maiuscolo… Dalla foto si vede bene come le cose siano cambiate anche in questo ambito.

Insomma, la nuova digitalizzazione dei mezzi pubblici ha dimostrato fin dal’inizio la sua efficacia, utilità, vantaggio, risparmio, e qual dir si voglia! Adesso stiamo a vedere quale sarà la prossima genialata.

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“Il problema è che i social sono diventati la famiglia”.

Si riporta la lettera come ricevuta.

“Il problema è che i social sono diventati la famiglia”.

(de Il Grillo Scrivente)

Nel giugno scorso sono passati sei mesi da quando in Australia è entrato in vigore, nel dicembre 2025, il blocco delle piattaforme social (sembrerebbe al momento per Facebook, Instagram, Snapchat, Tik Tok e Youtube) per i minori di sedici anni. Problema: questi hanno trovato il modo di aggirare e superare l’ostacolo:

  • chi si disegna baffi per la scansione per la verifica dell’età
  • chi crea un nuovo account con data di nascita falsa
  • chi usa il profilo di un amico o di un fratello più grande
  • chi addirittura è così esperto di tecnologia da installare Vpn sullo smartphone

Tutto questo vien ben riportato da Michela Rovelli in un articolo su corriere.it il 18 giugno scorso. Rovelli ci informa anche che la cosa è stata “denunciata” dal New York Times, il quale ha anche svolto interviste a vari genitori. In ultimo, da un sondaggio del marzo scorso, risulta che il 70% dei genitori dichiara che niente è cambiato.

Non è tanto questo a colpirmi, caro Blogger; era facile prevedere che, essendo dati da inserire a computer, un ragazzino dichiari l’età falsa. In realtà, quello che mi sconcerta è la frase di una madre intervistata: la figlia continua ad essere su Snapchat, il figlio su Instagram. Mi verrebbe da chiedere alla signora qual è la sua reazione davanti a questo. E ciò mi ha portato di nuovo a passare alla domanda che molte volte nelle mie lettere ho già posto (ovviamente in forma retorica); e che, a maggior ragione davanti a questo risultato australiano, una volta di più mi pongo: dove sono le famiglie?? Caro Blogger, non sono (e dubito lo sarò mai) una persona appassionata di social, ma non sono loro il vero problema! Se Facebook fosse rimasto quello per cui è nato, cioè riuscire a rintracciare una persona di cui si sono persi i contatti, non ci sarebbe niente di male! Il problema è che questi ragazzi sono stati lasciati allo sbando dei social e degli smartphone; nei confronti dei quali si è venuta a creare, di conseguenza, una vera e propria dipendenza; e non solo per i ragazzi! Anzi, secondo me è il problema principale: sono i loro stessi genitori che vivono appiccicati al telefono e ai social. Quanti genitori vedo con lo sguardo incollato al telefono mentre i loro figli giocano da soli o addirittura cercano la loro attenzione! Vedo bambini seduti con le ginocchia sulle sedie mentre il genitore se ne sta in videochiamata su Whatsapp col coniuge!

Il problema non sono i social, il problema è che i social sono diventati la famiglia che questi ragazzi non trovano a casa loro.

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