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“Quando ho appreso la notizia non riuscivo a crederci!”

Si riporta la lettera come ricevuta.

“Quando ho appreso la notizia non riuscivo a crederci!”

(de Il Grillo Scrivente)

Caro Blogger,

è successo! È successo quello che tanto auspicavo nella lettera che Le ho scritto tempo fa, nella quale Le ho parlato della serie TV con Sabrina Ferrilli “A testa alta”, in cui l’attrice interpreta una preside che realizza un progetto, “A testa alta”, per i suoi studenti, cioè attività nelle quali essi hanno modo di interagire fra di loro rigorosamente senza internet.

Ebbene, Maurizio Chiappa, preside dell’Istituto tecnico industriale “Marconi” della cittadina di Dalmine, in provincia di Bergamo, si è reso conto che i suoi studenti, rientrati da scuola, in attesa dell’arrivo a casa dei genitori, rischiano di trascorrere il pomeriggio “in compagnia” dei Social. Ha dichiarato ai Media che i responsabili delle Risorse umane gli hanno riferito che i ragazzi sono molto in gamba, ma non ce la fanno a stare con gli altri; addirittura lasciano il posto di lavoro, per questo. Così, il preside, che nel settembre scorso aveva già ordinato di depositare i cellulari in un apposito armadietto a ingresso scuola (pena una sanzione), ha deciso ora di trasformare, dal prossimo anno scolastico, la sua scuola in un campus dalle ore 8 fino alle ore 16.30, con pausa pranzo e raddoppiamento, già avviato, della durata degli intervalli, per favorire la socializzazione fra i suoi studenti.

Guardi, caro Blogger, quando ho appreso la notizia, non riuscivo a crederci; già che una serie TV al mondo d’oggi trasmettesse un messaggio del genere, mi sembrava fantascienza; ma che addirittura questo potesse diventare realtà….
Al preside dell’Istituto “Marconi” vanno i miei più sinceri e sentiti complimenti! Come nella serie TV con Sabrina Ferrilli, trovo si meriterebbe il premio “Preside dell’anno”. Mi auguro possa essere solo il primo di una lunga serie di presidi che prendono un tale provvedimento; e che i ragazzi (e non solo loro…) in un futuro non troppo lontano possano ritrovare il piacere di stare insieme; magari anche litigando, ma di stare INSIEME!!
Chi lo sa….fino a poco tempo fa, un provvedimento del genere lo consideravo fantascienza, e invece ora… Chissà che non succeda anche il resto….

Buon lavoro, preside!

NOTA: l’immagine in questo post è di libero uso ed è tratta da Wikipedia Commons: Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0

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“Storie spaziali per maschi del futuro”.

Si riporta la lettera come ricevuta.

“Storie spaziali per maschi del futuro”.

(de Il Grillo Scrivente)

“Storie spaziali per maschi del futuro”. È il titolo di un libro scritto da Francesca Cavallo, una scrittrice che si occupa di stereotipi di genere. Sei storie di questo libro verranno utilizzate per un progetto destinato alle scuole elementari, con la finalità, per l’appunto, di abbattere gli stereotipi di genere. Tra le varie cose, nella presentazione che nel suo sito la Fondazione Libellula fa di questo progetto,

“Oggi, molti bambini crescono con l’idea che mostrarsi fragili sia debolezza […] che le emozioni vadano trattenute”.

“Molte bambine imparano prestissimo a compiacere, ad assecondare, a mettersi da parte”.

Innanzitutto, se vogliamo abbattere gli stereotipi di genere, e quindi (in teoria) considerare maschi e femmine allo stesso modo, perché scegliere solo il termine “maschi” per il titolo? Per la prima volta, caro Blogger, ho pronta la risposta: perché in queste storie non vengono descritti i classici eroi maschi senza macchia e senza paura, ma con le loro fragilità. E mi sta bene! Perché, a proposito delle debolezze di cui parla la Fondazione Libellula, sono pienamente d’accordo che non c’è proprio nulla di male ad averne. Ma se vogliamo la parità dei sessi, allora perché non alternare? Ad esempio, scrivere una storia in cui un bimbo salva una bimba, e una in cui una bimba salva un bimbo; in modo da far capire (ai bambini ma anche agli adulti) che l’eroe non ha sesso. Insistere (nel titolo) sulla figura maschile, a mio parere può far sembrare che si continui con l’accanimento che (almeno certe) femministe hanno nei confronti dell’uomo. Che sarebbe da evitare, se si vuole abbattere gli stereotipi…
Comunque sia, per concludere il discorso sul fatto che non si debbano provare debolezze, non trovo che questo pensiero venga “appiccicato” solo ai bimbi maschi!

Secondo luogo, avrei proprio bisogno di chiedere (non so se alla signora Cavallo, ma quantomeno alla Fondazione Libellula) dove vedono tutte queste bambine (addirittura piccolissime, visto che dicono che imparano prestissimo, quindi immagino al massimo alle scuole elementari) compiacere, assecondare e mettersi da parte (per i maschi, deduco). Io non so dove abitino loro, dove abito io vedo solo ragazze sempre più sfrontate, aggressive e volgari.

Perché ho l’impressione, caro Blogger, che sia la miliardesima manifestazione di espressioni ricche di frasi fatte? Non è che per eliminare stereotipi, ne creiamo altri?

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Aggiornarci alla trasformazione tecnologica? Sì, tagliando la cultura ai ragazzi degli Istituti Tecnici.

Si riporta la lettera come ricevuta.

Aggiornarci alla trasformazione tecnologica? Sì, tagliando la cultura ai ragazzi degli Istituti Tecnici.

(de Il Grillo Scrivente)

Caro Blogger,

il 19 febbraio scorso, con il Decreto Ministeriale n.29/2026, è stato definito dal Ministero dell’Istruzione e del Merito il nuovo assetto ordinamentale degli Istituti Tecnici, operativo dall’anno scolastico 2026/2027. Tra i vari provvedimenti, una riduzione degli orari di alcune materie:

1) un’ora in meno di italiano a settimana.
2) la seconda lingua comunitaria ridotta di circa un terzo.
3) geografia, ridotta ad una sola ora settimanale, il primo anno degli Istituti Tecnici a settore tecnologico–ambientale, e “tagliata” del 30 per cento, cioè nel biennio da sei ore a quattro, in quegli a settore economico.

Motivazione: aggiornare i curriculum degli Istituti Tecnici in relazione alla trasformazione tecnologica dei processi produttivi e alle competenze richieste dal mercato del lavoro.

Vogliamo tradurre tutto questo, caro Blogger? Per aggiornarci alla trasformazione tecnologica e alle competenze richieste dal lavoro, un paese come l’Italia sta per “tagliare” la cultura ai ragazzi degli Istituti Tecnici; un paese nel quale negli ultimi anni agli esami di maturità viene riscontrato quanto, non so quanti studenti, abbiano una carenza della conoscenza delle regole grammaticali sconvolgente, scrivano i temi usando il linguaggio degli SMS, e rivelino un’ignoranza storica e, per l’appunto, geografica mostruosa. Riformulo una domanda che ho già fatto per altre circostanze: cosa facciamo per porre rimedio a tutto questo? In questo caso, però, la risposta c’è, riduciamo le ore di lezione!

Concludo facendo notare quanto, in un paese in cui non si sente parlare d’altro che di parità di diritti e di parità di genere (entrambi peraltro sacrosanti) non si tiene evidentemente conto della parità fra gli studenti: mi piacerebbe capire, caro Blogger, le riduzioni degli orari vengono fatte solo agli Istituti Tecnici: cos’è, se non frequenti un liceo, sei uno zoticone? O lo puoi diventare? Lo trovo un po’ irrispettoso…..

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