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Quello che manca nella società di oggi? L’indipendenza caratteriale e la personalità.

Si riporta la lettera come ricevuta.

Quello che manca nella società di oggi? L’indipendenza caratteriale e la personalità.

(de Il Grillo Scrivente)

Caro Blogger,

in questi giorni la TV mi ha fatto molto riflettere. Ho visto una sit-com americana nella quale viene sottolineato che una neuroscienziata, possibile futuro premio Nobel per la scienza, nel caso, sarebbe la quarta donna premio Nobel. Ne viene sottolineata l’importanza, e quanto sarebbe da modello per le nuove generazioni. Il giorno dopo, lunedì scorso, ho appreso del suicidio delle gemelle Kessler. Si domanderà, immagino, quale sia il legame tra la neuroscienziata di una sit-com e il suicidio delle gemelle…: che mi sto chiedendo quanto siamo “dipendenti dagli altri”!

Trovo (se non preoccupante) per nulla positivo che una giovane (e lo stesso varrebbe nel caso di un uomo, ovviamente!) si senta “legittimata”, o anche solo ispirata, ad intraprendere un percorso perché questo è stato intrapreso da una persona del suo stesso sesso.

Non so molto delle Kessler, e ovviamente non si può (e non si deve!) giudicare chi non si conosce. Forse avevano un legame un po’ morboso…

Quello che vedo è che nella società di oggi manca l’indipendenza caratteriale; la personalità. Invece che sperare di avere modelli femminili, si dovrebbe sperare che le famiglie insegnino alle giovani
ad essere se stesse, a lottare per i loro sogni; a “tirar fuori le unghie” per riuscire a difendersi (da sole) in un mondo sempre più duro e difficile. Solo avere una nostra personalità ci può permettere di vivere la vita, e bene; altrimenti si finisce per diventare uno uguale all’altro (come infatti, purtroppo, vedo in tante giovani) e per dipendere dall’altro.
Il vero lavoro non va fatto sugli altri o sull’esterno, ma su noi stessi.

NOTA: l’immagine in questo post è di libero uso ed è tratta da Wikipedia Commons: Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0

“Lo stagista inaspettato”: un film che, con serenità, affronta argomenti… “politicamente divisivi”.

Si riporta la lettera come ricevuta.

(de Il Grillo Scrivente)

“Lo stagista inaspettato”: un film che, con serenità, affronta argomenti… “politicamente divisivi”.

Caro Blogger, sabato 7 novembre scorso ho visto un film molto interessante: “Lo stagista inaspettato”. Attori principali (il per me “grande”) Robert De Niro e Anne Hathaway, che ha raggiunto la fama soprattutto con il film “Il diavolo veste Prada”. È interessante e difficile allo stesso tempo, parlare di questo film, perché tocca più argomenti.
La trama: un 70nne pensionato e desideroso di darsi da fare in qualche modo risponde ad un annuncio di un’azienda in cerca di stagisti senior. Molto brevemente, l’uomo dovrà affiancare la dirigente (giovane) dell’azienda.

All’inizio assistiamo ad un “incontro” tra generazioni: lui anziano, circondato da giovani, che parlano di Social, “Like”, vendite online, e maneggiano i computer come fossero bicchieri d’acqua; devono ovviamente insegnargli tutto! Anche lui, però, finirà per insegnare loro tante cose: come parlare alle donne che hanno fatto arrabbiare, tipi di abbigliamento adeguati, eccetera.
Forse, da questo punto di vista, il bello del film è proprio che nessuna generazione viene disprezzata e ciascuna “può dare il suo”.

Poi il tema del femminismo: la situazione è chiara, in questo caso abbiamo un uomo (pure anziano) che sta agli ordini di una donna (pure giovane). Non solo, ma il marito ha abbandonato la sua brillante carriera per lei, per badare lui alla casa e alla figlia. Il tema però non viene vissuto con ossessione; e alla fine sono proprio loro, il “maschio anziano” ed il marito, che la sproneranno a non lasciare la sua “creatura”, alla quale ha “dato vita” e che manda avanti in modo impeccabile.

Infine il tradimento. E qui per me si può aprire un dibattito che potrebbe riempire pagine. Perché vede, caro Blogger, più di qualche volta ho visto sceneggiati o film in cui “lui” tradisce una “lei” che lo trascura; “sentenza”: disgraziato farabutto che ha fatto una cosa del genere alla poveretta.
Allora, nel caso specifico di questo film, lui si pente, si scusa, parlano tanto di varie cose, si chiariscono e si riconciliano; ma se vogliamo parlare del concetto in senso generale, non mi si fraintenda, è ovvio che una persona non va tradita; è un comportamento disonesto, che ferisce chi lo scopre e non è giustificabile. Se si hanno dei problemi, li si affronta e discute. Però, mi scusi, caro Blogger, non è mica giusto vedere solo chi tradisce come “colpevole” e la persona che trascura l’altro la povera vittima innocente: mi è lecito dire che forse un po’ quantomeno di responsabilità ce l’ha anche lei? È vero che non è giusto sacrificare un lavoro che si ama, e nel quale si crede, per la famiglia. La conciliazione casa – lavoro è proprio l’argomento sul quale da anni si accendono mille dibattiti; ed è esattamente l’obiettivo da perseguire! Ma dev’essere una conciliazione, appunto: nemmeno una famiglia va sacrificata, se uno ci crede veramente… È pur sempre (anche quella) una responsabilità. Se ti rendi conto che l’ago della bilancia pende più da una parte…beh, allora scegli quella senza distruggere l’altra.

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Perché quel tantissimo che potrei dire è meglio che non lo dica…

Si riporta la lettera come ricevuta.

Perché quel tantissimo che potrei dire è meglio che non lo dica…

(de Il Grillo Scrivente)

Nel luglio 2022 Alessia Pifferi, una 40nne abitante a Milano, ha lasciato a casa da sola sua figlia Diana di diciotto mesi. Lo ha fatto per sei giorni; stante le comunicazioni dei vari Media e le dichiarazioni della sorella a Rainews, è andata in giro con un uomo. La bimba è morta di fame e di sete. Era stata condannata in primo grado all’ergastolo, ma ora la Corte di Assise di Milano ha riconosciuto le attenuanti generiche, riformando la sentenza e condannandola a ventiquattro anni.

Non ho nessuna intenzione di commentare i commenti (mi scusi la ripetizione) della madre e della sorella; magari del vicino di casa, come forse qualche telegiornale avrà fatto. Dentro di me sento solamente una grande commozione per una creaturina innocente che non c’è più, e che ha pure lasciato questo mondo soffrendo tanto, per ovvi motivi (senza bisogno di evidenziarne i particolari), visto che era senza cibo e senza acqua, ed era da sola.
Non so invece trovare il termine giusto per descrivere quello che provo pensando alla madre. L’unica cosa che mi sento di dire è che penso che quella donna abbia qualche turbe psichica, anche considerato il fatto che, come riporta Rainews, ha dichiarato che pensava che i biberon bastassero….

Quello sul quale avrei da dire, e tantissimo, è la riduzione della pena. “Attenuanti”? Anche se so dall’infanzia cos’è l’ergastolo, ne ho cercato la definizione per sicurezza: pena detentiva perpetua per i reati più gravi.

E con questo concludo la lettera, caro Blogger; perché quel tantissimo che potrei dire è meglio che non lo dica, e perché si dice che il silenzio vale più di mille parole….

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