Sabato, 7 luglio 2018, alle ore 19, presso il Magazzino delle Idee, in corso Cavour 2, a Trieste, si è svolta l’inaugurazione della mostra “Vetro, la mia seconda pelle”, dell’artista e scultrice croata Gordana Drinković, che ha esposto una scelta di opere, e di queste una selezione in anteprima internazionale..
La mostra è stata organizzata con la collaborazione della Regione Friuli Venezia Giulia, dell’Ente Regionale per il Patrimonio Culturale (ERPAC), del Polo Museale del Friuli Venezia Giulia MibACT e del Museo dell’Arte e dell’Artigianato di Zagabria.
Numerosa e qualificata è stata la partecipazione all’evento che ha visto la presenza di autorità, esperti del settore provenienti anche dalla Croazia.
Un’attenta e seguita presentazione ha caratterizzato la serata anticipando poi la visita in anteprima alle opere esposte.
Un momento di valore e significato e che mostra come l’arte divenga strumento di incontri dal sapore europeo.
Un’occasione anche per mostrare come le energie di uno Stato giovane, la Croazia, e, contemporaneamente ricco di un’antica identità nazionale fortemente e orgogliosamente sentita, punti anche sull’arte per far conoscere le proprie importanti capacità e tutte le proprie potenzialità.
Fra le tante osservazioni che sono state fatte è emerso come proprio Trieste rappresenti per la Croazia un punto di riferimento che diviene sempre più significativo come luogo di conoscenza.
Le pregevoli opere dell’artista mettono in risalto non solo le sue capacità ma anche il coraggio di trattare un materiale, il vetro, difficile e che, in Croazia, ormai, non trova luoghi di produzione.
La serata si è conclusa con soddisfazione degli organizzatori e con selfy con l’artista croata.
Come potrebbe essere l’assetto urbanistico di Trieste nei prossimi dieci – venti anni?
Tante sono state le proposte che, nella presentazione della loro Visione Urbanistica, Peter Lorenz e Giulia Decorti, hanno presentato ad un vasto e qualificato pubblico.
Presso il padiglione del Molo IV in Porto Vecchio, l’Ateliers Lorenz di Vienna, ha esposto ben 60 idee progettuali per la linea di costa triestina considerando quella parte di città che è inclusa entro due punti di riferimento rappresentati il primo dal Castello di Miramare e, il secondo, dalla penisola dove è sito il faro della Lanterna.
L’area, sostanzialmente, è quella del centro cittadino dove maggiormente si concentrano gli interessi economici non solo contemporanei ma anche in una prospettiva di sviluppo.
La motivazione di una volontà di nuovi assetti e rinnovamenti urbani nasce dalla concreta valutazione che, ormai, Trieste sembra proprio aver ripreso a muoversi.
Non sul bordo ma al centro di un sistema, un punto di riferimento d’area vasta da Verona a Zagabria, da Vienna a Budapest.
La Trieste del domani sembra ricalcare geograficamente quelle prospettive che ricopriva proprio cento anni fa.
Un interesse che guarda ed è guardato poiché, mai come oggi, sostiene l’Architetto Lorenz, ci sono grandi capitali finanziari che vogliono essere investiti.
Lorenz parte dal presupposto che, nei prossimi anni, il trend di crescita demografico della città di Trieste dovrebbe divenire del 2.5%.
Se questa è un’ipotesi su cui costruire un percorso di sviluppo, le valutazioni demografiche dicono che il Friuli Venezia Giulia calerà di circa centomila abitanti nei prossimi anni ma, al contrario, Trieste aumenterà.
Un cambiamento demografico che coinvolgerà alcune aree urbane europee particolarmente significative e, tra le quali, potrebbe esserci anche Trieste.
In questo caso, viste anche le attuali attività in forte crescita in particolare legate alla portualità ed al turismo, oltre alle già consolidate come quelle in relazione alla scienza, una progettualità urbanistica diviene, più che una ipotesi, una vera e propria realtà.
Le idee presentate dallo studio Lorenz sono state molte, alcune pratiche e concrete, altre molto fantasiose.
Ma, in ogni caso, è stata l’iniziativa che ha dato il senso di una vera e propria energia. Infatti il Sindaco Roberto Dipiazza ha constatato come ci sia una volontà sinergica tra le varie forze politiche di proseguire nella direzione di un cammino ben evidenziato.
Le proposte dello studio Lorenz pongono il Porto Vecchio al centro di un’ampia ristrutturazione finalizzata anche ad una mobilità urbana che renda la città all’altezza delle nuove politiche verdi. Di conseguenza linee di trasporti pubblici e graduale eliminazione delle automobili dalle rive rappresentano punti di interesse.
Così le attività legate al mondo del turismo ed alle crociere dovrebbero trovare ubicazione nel Porto Nuovo dando un altro assetto al concetto di mobilità.
Ipotesi di strutture finalizzate a precise attività dovrebbero sorgere come un palazzo dei congressi ed altri ancora.
La stessa riviera di Barcola vedrebbe il prolungamento della pineta conquistando spazio al mare.
Il progetto diviene sogno quando poi, di fronte al Faro della Vittoria, vere e proprie isole accoglierebbero gli appassionati del mare.
Non solo, due torri, una di cento dieci metri ed una di cento cinquanta, potrebbero divenire una sorta di nuovo simbolo del rilancio della città.
Come detto sono state tante le idee presentate come normalmente accade in queste occasioni.
La cosa importante è data dall’interesse in un preciso momento storico in cui tanto deve essere fatto e valutato.
Un paragone, e non a caso, viene portato all’attenzione del pubblico mostrando come Vienna, oggi, stia vivendo una situazione di pieno rilancio.
Dopo aver raggiunto il massimo degli abitanti prima della Grande Guerra, il calo demografico la portò da 2.2 milioni a 1.4 milioni di abitanti. Oggi il ritmo di crescita è di circa trentamila abitanti all’anno e la città ha superato 1.8 milioni di abitanti.
Di conseguenza anche l’urbanistica diviene motore di cambiamento e di sviluppo e là dove c’è incremento demografico, in un concetto architettonico contemporaneo, c’è volontà di guardare in verticale, ai grattacieli.
E così l’edilizia popolare: mi spiega l’Architetto Lorenz che, a Vienna, la qualità delle case popolari è alta. Questa decisione è motivata dal fatto che una migliore vivibilità del contesto cittadino favorisce il rispetto e, di conseguenza, l’integrazione, poiché l’aumento demografico si lega proprio all’arrivo di persone anche con usi profondamente diversi. E senza immigrazione non c’è aumento demografico.
Un progetto interessante, un percorso da considerare in tutte le sue implicazioni in una nuova Mitteleuropa.
Nella confusione di un’Italia che non riesce a trovare la via per darsi una stabilità interna necessaria non solo per le effettive esigenze dei cittadini italiani ma anche per attuare una politica estera che, in qualche modo ne tuteli gli interessi, in un?Europa che, sebbene in modo diverso, mostra evidenti problemi di assetto e di identità, non essendo ancora riuscita a impostare una reale politica europea, Trieste sembra distaccarsi da tutto ciò ed essere tornata a quel pragmatismo che precedeva il 1914.
Situata all’estrema periferia dell’Italia, ma assolutamente al centro di quel sistema Europa – Mediterraneo, la Trieste del futuro è già oggi.
E tutto torna da quella sua specificità territoriale che l’ha fatta essere punto di grandi interessi, sia economici che finanziari, quella specificità rappresentata dal mare.
Il porto di Trieste è ripartito: in brevissimo tempo, solo poco più di tre anni, il sistema porto – ferrovia ha prodotto un grande aumento del numero di treni che, da Trieste, trasportano merci di ogni tipo. Sono ormai più di 2300 i treni all’anno e questo incremento non sembra rallentare, anzi.
E’ il sistema mare – territorio che diviene l’arma vincente in un contesto di scambi commerciali globali dove, in particolare, Turchia e Cina, guardano attivamente a Trieste come punto di sbarco ed imbarco.
Merci destnnate a tutta l’area dell’Europa centrale che vedono proprio in Trieste anche una affidabilità che precedentemente era andata perduta.
Ormai è il primo porto italiano per trasporto su ferrovia e il tasso di incremento continua ad aumentare.
Ma non solo merci ma anche le ormai storiche risorse energetiche danno a Trieste il ruolo di strategicità proprio per quelle realtà europee che, al momento, si trovano ai vertici del complesso meccanismo europeo.
Il 90% delle risorse energetiche non gassose dell’Austria passa per Trieste così come il 100% di quelle della Baviera.
Il tutto unito ad una crescente sinergia con il territorio che, grazie anche ai fondali marini del porto di ben 18 metri, consentono un interscambio tra navi di grandi dimensioni e logistica dei trasporti intensa e applicata.
Sono questi solo alcuni dei dati di uno sviluppo che si sta realizzando e che fa vedere, dopo tanti anni, una sorta di rilancio dei tutto il contesto triestino.
Trieste torna Mitteleuropea con più del 90% delle merci destinate proprio all’Europa centrale.
Mentre l’Italia non sa darsi una effettiva posizione all’interno dell’Unione Europea, il mondo del commercio, degli affari, della finanza procede nella direzione proprio di un contesto europeo unico.
La situazione italiana è solo una delle tante problematicità presenti poiché è tutta l’Europa a vivere una situazione di contrapposizione non esprimendo un interesse europeo proprio nel momento in cui il gigantismo mondiale evidenzia che i piccoli non possono riuscire da soli.
La Cina in particolare guarda all’area UE con concreti interessi volendo anche adottare la politica della doppia convenienza senza, però, trovare interlocutori istituzionali con visioni convergenti.
Un percorso questo che, paradossalmente, anziché tutelare, secondo le intenzioni di alcuni, le sovranità degli Stati membri, le indebolirà e quei pochi sopravvissuti, poi, entreranno in crisi proprio per una limitazione di un mercato necessario a tutti.
Trieste, al momento, guarda al concreto, all’oggi prescindendo dal contesto e si muove su un terreno difficile e confuso ma che permette, alla fine, di realizzare pragmatici obiettivi.
La Trieste di oggi non vive più quella apatia del recentissimo passato ed anche gli investimenti fatti nell’ambito del turismo risultano come un vero e proprio investimento di marketing, una sorta di meccanismo di comunicazione pubblicitaria per una città che, per troppo tempo, è rimasta dimenticata, nella sua storia, nel suo essere.
Forse i triestini ancora non avvertono pienamente l’inizio del cambiamento, e, in particolare, i triestini delle generazioni più anziane resi fermi ed immobili dagli eventi del ‘900.
Ma, forse, la sfida più difficile, è quella di creare una mentalità, di incanalare l’energia potenziale nella direzione giusta, anche perché l’impressione è che non tutti gli attori del rilancio abbiano compreso le potenzialità offerte dal momento storico.
Tutto questo non poteva avvenire senza la caduta dei confini, senza l’Euro concepito in un significato più alto di moneta, ma come strumento di unione dei popoli. Tutto questo non poteva avvenire senza la volontà di ragionare in termini europei, e tutto questo, potrebbe finire a causa di una volontà di non pensare all’interesse generale ma particolare.
Tantissime potenzialità per il vecchio Continente, tantissimi interessi inconciliabili, poca disponibilità ad una politica effettivamente comune.
Brexit, Grecia, populismi, voglia di confini… tanti segnali da prendere in considerazione in un percorso di disunione mentre il mondo globale attende risposte concrete.
NOTA: l’immagine in questo post è opera di Biagio Mannino.