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Trieste e progetti urbanistici: come (e perché) potrebbe cambiare la città.

 

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le rive di Trieste dal Molo Audace. BM 2015

(di Biagio Mannino)

Come potrebbe essere l’assetto urbanistico di Trieste nei prossimi dieci – venti anni?
Tante sono state le proposte che, nella presentazione della loro Visione Urbanistica, Peter Lorenz e Giulia Decorti, hanno presentato ad un vasto e qualificato pubblico.
Presso il padiglione del Molo IV in Porto Vecchio, l’Ateliers Lorenz di Vienna, ha esposto ben 60 idee progettuali per la linea di costa triestina considerando quella parte di città che è inclusa entro due punti di riferimento rappresentati il primo dal Castello di Miramare e, il secondo, dalla penisola dove è sito il faro della Lanterna.
L’area, sostanzialmente, è quella del centro cittadino dove maggiormente si concentrano gli interessi economici non solo contemporanei ma anche in una prospettiva di sviluppo.
La motivazione di una volontà di nuovi assetti e rinnovamenti urbani nasce dalla concreta valutazione che, ormai, Trieste sembra proprio aver ripreso a muoversi.
Non sul bordo ma al centro di un sistema, un punto di riferimento d’area vasta da Verona a Zagabria, da Vienna a Budapest.
La Trieste del domani sembra ricalcare geograficamente quelle prospettive che ricopriva proprio cento anni fa.
Un interesse che guarda ed è guardato poiché, mai come oggi, sostiene l’Architetto Lorenz, ci sono grandi capitali finanziari che vogliono essere investiti.
Lorenz parte dal presupposto che, nei prossimi anni, il trend di crescita demografico della città di Trieste dovrebbe divenire del 2.5%.
Se questa è un’ipotesi su cui costruire un percorso di sviluppo, le valutazioni demografiche dicono che il Friuli Venezia Giulia calerà di circa centomila abitanti nei prossimi anni ma, al contrario, Trieste aumenterà.
Un cambiamento demografico che coinvolgerà alcune aree urbane europee particolarmente significative e, tra le quali, potrebbe esserci anche Trieste.
In questo caso, viste anche le attuali attività in forte crescita in particolare legate alla portualità ed al turismo, oltre alle già consolidate come quelle in relazione alla scienza, una progettualità urbanistica diviene, più che una ipotesi, una vera e propria realtà.
Le idee presentate dallo studio Lorenz sono state molte, alcune pratiche e concrete, altre molto fantasiose.
Ma, in ogni caso, è stata l’iniziativa che ha dato il senso di una vera e propria energia. Infatti il Sindaco Roberto Dipiazza ha constatato come ci sia una volontà sinergica tra le varie forze politiche di proseguire nella direzione di un cammino ben evidenziato.
Le proposte dello studio Lorenz pongono il Porto Vecchio al centro di un’ampia ristrutturazione finalizzata anche ad una mobilità urbana che renda la città all’altezza delle nuove politiche verdi. Di conseguenza linee di trasporti pubblici e graduale eliminazione delle automobili dalle rive rappresentano punti di interesse.
Così le attività legate al mondo del turismo ed alle crociere dovrebbero trovare ubicazione nel Porto Nuovo dando un altro assetto al concetto di mobilità.
Ipotesi di strutture finalizzate a precise attività dovrebbero sorgere come un palazzo dei congressi ed altri ancora.
La stessa riviera di Barcola vedrebbe il prolungamento della pineta conquistando spazio al mare.
Il progetto diviene sogno quando poi, di fronte al Faro della Vittoria, vere e proprie isole accoglierebbero gli appassionati del mare.
Non solo, due torri, una di cento dieci metri ed una di cento cinquanta, potrebbero divenire una sorta di nuovo simbolo del rilancio della città.
Come detto sono state tante le idee presentate come normalmente accade in queste occasioni.
La cosa importante è data dall’interesse in un preciso momento storico in cui tanto deve essere fatto e valutato.
Un paragone, e non a caso, viene portato all’attenzione del pubblico mostrando come Vienna, oggi, stia vivendo una situazione di pieno rilancio.
Dopo aver raggiunto il massimo degli abitanti prima della Grande Guerra, il calo demografico la portò da 2.2 milioni a 1.4 milioni di abitanti. Oggi il ritmo di crescita è di circa trentamila abitanti all’anno e la città ha superato 1.8 milioni di abitanti.
Di conseguenza anche l’urbanistica diviene motore di cambiamento e di sviluppo e là dove c’è incremento demografico, in un concetto architettonico contemporaneo, c’è volontà di guardare in verticale, ai grattacieli.
E così l’edilizia popolare: mi spiega l’Architetto Lorenz che, a Vienna, la qualità delle case popolari è alta. Questa decisione è motivata dal fatto che una migliore vivibilità del contesto cittadino favorisce il rispetto e, di conseguenza, l’integrazione, poiché l’aumento demografico si lega proprio all’arrivo di persone anche con usi profondamente diversi. E senza immigrazione non c’è aumento demografico.
Un progetto interessante, un percorso da considerare in tutte le sue implicazioni in una nuova Mitteleuropa.

Trieste diventa sempre più “Mitteleurocentrica” in un’Italia “Euroinstabile” ed in un’Europa “Euroconfusa”..

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le rive di Trieste dal Molo Audace. BM 2015

(di Biagio Mannino)

Nella confusione di un’Italia che non riesce a trovare la via per darsi una stabilità interna necessaria non solo per le effettive esigenze dei cittadini italiani ma anche per attuare una politica estera che, in qualche modo ne tuteli gli interessi, in un?Europa che, sebbene in modo diverso, mostra evidenti problemi di assetto e di identità, non essendo ancora riuscita a impostare una reale politica europea, Trieste sembra distaccarsi da tutto ciò ed essere tornata a quel pragmatismo che precedeva il 1914.
Situata all’estrema periferia dell’Italia, ma assolutamente al centro di quel sistema Europa – Mediterraneo, la Trieste del futuro è già oggi.
E tutto torna da quella sua specificità territoriale che l’ha fatta essere punto di grandi interessi, sia economici che finanziari, quella specificità rappresentata dal mare.
Il porto di Trieste è ripartito: in brevissimo tempo, solo poco più di tre anni, il sistema porto – ferrovia ha prodotto un grande aumento del numero di treni che, da Trieste, trasportano merci di ogni tipo. Sono ormai più di 2300 i treni all’anno e questo incremento non sembra rallentare, anzi.
E’ il sistema mare – territorio che diviene l’arma vincente in un contesto di scambi commerciali globali dove, in particolare, Turchia e Cina, guardano attivamente a Trieste come punto di sbarco ed imbarco.
Merci destnnate a tutta l’area dell’Europa centrale che vedono proprio in Trieste anche una affidabilità che precedentemente era andata perduta.
Ormai è il primo porto italiano per trasporto su ferrovia e il tasso di incremento continua ad aumentare.
Ma non solo merci ma anche le ormai storiche risorse energetiche danno a Trieste il ruolo di strategicità proprio per quelle realtà europee che, al momento, si trovano ai vertici del complesso meccanismo europeo.
Il 90% delle risorse energetiche non gassose dell’Austria passa per Trieste così come il 100% di quelle della Baviera.
Il tutto unito ad una crescente sinergia con il territorio che, grazie anche ai fondali marini del porto di ben 18 metri, consentono un interscambio tra navi di grandi dimensioni e logistica dei trasporti intensa e applicata.
Sono questi solo alcuni dei dati di uno sviluppo che si sta realizzando e che fa vedere, dopo tanti anni, una sorta di rilancio dei tutto il contesto triestino.
Trieste torna Mitteleuropea con più del 90% delle merci destinate proprio all’Europa centrale.
Mentre l’Italia non sa darsi una effettiva posizione all’interno dell’Unione Europea, il mondo del commercio, degli affari, della finanza procede nella direzione proprio di un contesto europeo unico.
La situazione italiana è solo una delle tante problematicità presenti poiché è tutta l’Europa a vivere una situazione di contrapposizione non esprimendo un interesse europeo proprio nel momento in cui il gigantismo mondiale evidenzia che i piccoli non possono riuscire da soli.
La Cina in particolare guarda all’area UE con concreti interessi volendo anche adottare la politica della doppia convenienza senza, però, trovare interlocutori istituzionali con visioni convergenti.
Un percorso questo che, paradossalmente, anziché tutelare, secondo le intenzioni di alcuni, le sovranità degli Stati membri, le indebolirà e quei pochi sopravvissuti, poi, entreranno in crisi proprio per una limitazione di un mercato necessario a tutti.
Trieste, al momento, guarda al concreto, all’oggi prescindendo dal contesto e si muove su un terreno difficile e confuso ma che permette, alla fine, di realizzare pragmatici obiettivi.
La Trieste di oggi non vive più quella apatia del recentissimo passato ed anche gli investimenti fatti nell’ambito del turismo risultano come un vero e proprio investimento di marketing, una sorta di meccanismo di comunicazione pubblicitaria per una città che, per troppo tempo, è rimasta dimenticata, nella sua storia, nel suo essere.
Forse i triestini ancora non avvertono pienamente l’inizio del cambiamento, e, in particolare, i triestini delle generazioni più anziane resi fermi ed immobili dagli eventi del ‘900.
Ma, forse, la sfida più difficile, è quella di creare una mentalità, di incanalare l’energia potenziale nella direzione giusta, anche perché l’impressione è che non tutti gli attori del rilancio abbiano compreso le potenzialità offerte dal momento storico.
Tutto questo non poteva avvenire senza la caduta dei confini, senza l’Euro concepito in un significato più alto di moneta, ma come strumento di unione dei popoli. Tutto questo non poteva avvenire senza la volontà di ragionare in termini europei, e tutto questo, potrebbe finire a causa di una volontà di non pensare all’interesse generale ma particolare.
Tantissime potenzialità per il vecchio Continente, tantissimi interessi inconciliabili, poca disponibilità ad una politica effettivamente comune.
Brexit, Grecia, populismi, voglia di confini… tanti segnali da prendere in considerazione in un percorso di disunione mentre il mondo globale attende risposte concrete.

 

NOTA: l’immagine in questo post è opera di Biagio Mannino.

Grande successo per la mostra “Nel mare dell’intimità”.

cs n.6Si è conclusa l’importante mostra “Nel mare dell’intimità” tenuta a Trieste presso il Salone degli Incanti.

Lo staff organizzativo ha fornito il seguente comunicato stampa:

COMUNICATO STAMPA | BILANCIO

NUMERI DA RECORD
PER LA MOSTRA “NEL MARE DELL’INTIMITÀ. L’ARCHEOLOGIA SUBACQUEA RACCONTA L’ADRIATICO”
CHE CHIUDE CON 23.856 VISITATORI

Risultati estremamente positivi in termini di presenze per la mostra Nel mare dell’Intimità. L’archeologia subacquea racconta l’Adriatico, dedicata alla memoria di Pedrag Matvejevic e allestita al Salone degli Incanti di Trieste che si è chiusa martedì 1° maggio registrando 23.856 visitatori in quattro mesi e mezzo di apertura, con una media giornaliera di quasi 200 persone. Il progetto ha peraltro avuto un nuovo e importante riconoscimento da parte del Mibact che ha inserito l’iniziativa nel programma ufficiale “2018. Anno europeo del patrimonio culturale”.

L’esposizione è stata curata da Rita Auriemma, Direttore del Servizio catalogazione, formazione e ricerca dell’ERPAC – Ente Regionale per il Patrimonio Culturale della Regione Friuli Venezia Giulia che l’ha promossa e organizzata insieme al Comune di Trieste – Assessorato alla Cultura e in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia, il Polo Museale del Friuli Venezia Giulia, la Federazione Archeologi Subacquei, il Croatian Conservation Institute, l’International Centre for Underwater Archaeology e numerosi altri partner italiani e stranieri.

I NUMERI

Poco più della metà dei visitatori sono triestini. Oltre al dato aggregato è interessante notare la significativa incidenza dei visitatori provenienti da fuori Trieste (il 23% del totale) e dall’estero (il 12,5 %). Natale, Capodanno e le altre festività nazionali, durante le quali la mostra era sempre aperta, hanno registrato picchi di ingressi con una significativa presenza di “non triestini” a testimonianza dell’attrattività turistico-culturale della Città. Le provenienze più significative in termini di numeri sono state quelle da Slovenia, Croazia, Austria, Germania, Francia, Inghilterra, ma anche Stati Uniti. I dati del solo mese di aprile, che ha totalizzato 7.633 visitatori (dei quali 1353 nella giornata di chiusura), danno la misura delle potenzialità di una mostra come questa nei mesi primaverili ed estivi.

COMMENTI A CALDO

La curatrice Rita Auriemma ha definito la mostra le mille e una notte dell’Adriatico. Sono proprio le tante storie di uomini e donne che hanno guardato l’Adriatico da una riva o dal ponte di una nave, che lo hanno invocato per placarne le furie o su di esso si sono avventurati alla ricerca di imprese e fortuna ad aver affascinato i visitatori.

Rita Auriemma, curatrice: “La cosa che ci ha più sorpreso è stata la fantastica risposta del pubblico, non solo in termini di presenze, ma soprattutto di forte coinvolgimento emozionale. Intorno alla mostra si è creata una vera e propria comunità, non solo scientifica, ma anche di cittadini. Sono tantissime le persone che ci hanno inviato proposte, suggerimenti, messaggi e attestazioni commosse di ringraziamento. Abbiamo riscontrato che le storie sottese al migliaio di reperti provenienti da Italia, Croazia, Slovenia e Montenegro hanno sorpreso, colpito e affascinato un pubblico trasversale di adulti, ma anche di ragazzi. Devo sottolineare anche l’ottima interazione che ha visto lavorare insieme istituzioni pubbliche e private; sono state coinvolte, infatti, anche realtà commerciali quali il centro commerciale Tiare, Eataly e Coop Nordest che hanno sostenuto la promozione della mostra e, nel caso di Eataly, collaborato alla realizzazione di eventi di successo. Dobbiamo un ringraziamento particolare ai colleghi, referenti scientifici delle istituzioni che hanno collaborato al progetto, facendone un concerto di voci e una vera impresa corale; senza le loro proposte, il loro fattivo spirito di cooperazione, la loro generosa disponibilità, la mostra non sarebbe stata possibile”

Gianni Torrenti, Assessore alla Cultura della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia: “Siamo lieti dei risultati e dell’apprezzamento che la mostra ha registrato sia in termini quantitativi che qualitativi, soprattutto perchè, come abbiamo sottolineato fin dall’inizio, non si è trattato di una semplice esposizione, ma un vero e proprio progetto di ricerca dal respiro europeo. Base di partenza per la costituzione e il rafforzamento di stabili relazioni con numerosissime Istituzioni nazionali e internazionali, questo progetto testimonia l’importanza della “rete” nella realizzazione di progetti di ampio respiro che lascino un segno nei cittadini, come è accaduto per “Nel mare dell’intimità”. Un progetto destinato a pubblici differenziati e multilivello, il cui percorso poteva essere guidato o costruito dal visitatore, a sua misura. Un plauso va anche al lavoro scientifico del catalogo, che resta a disposizione di ricercatori e appassionati. Un progetto sostenuto fin dall’inizio insieme all’Assessore Giorgio Rossi del Comune di Trieste. La speranza è che si possa continuare in questa direzione, confindando in una continutà di rapporti e sinergia tra l’ente regionale ERPAC, con tutte le sue professionalità, e il Comune di Trieste che si è rivelata estremamente proficua”.

Giorgio Rossi, Assessore alla Cultura del Comune di Trieste: “Quando scegli il titolo di una mostra, hai sempre il dubbio che il messaggio che proponi arrivi veramente e intensamente al cuore delle persone. Una mostra, una raccolta di reperti che riprendono momenti di cadute, di tragedie, di abbandoni, di storie che sembrano irrimediabilmente finite, ti può riportare a quella che è la più grande risorsa di ogni essere umano: risollevarsi, ripartire, cercare nuove strade e nuove rotte e far si che questi pensieri ti portino a innovarti e a spingerti oltre i tuoi limiti, le tue possibilità. A ritrovare quel rapporto “intimo” che ognuno di noi cerca in se stesso e negli altri. Il Salone degli Incanti e la mostra, che non posso non chiamare “la mostra di Rita Auriemma”, ci hanno offerto queste sensazioni, come in un miracolo di nuove prospettive. La mostra non è stata solo un avvenimento culturale ma un’esperienza umana per tutti quelli che con spirito e cuore l’hanno ideata, sostenuta e offerta agli altri. È bastata un’ora, un minuto, forse un attimo di condivisione per far si che lo spirito che aleggiava all’interno del Salone, si trasformasse in un rapporto di “amorosi sensi”. Grazie a tutti, dai popoli dell’Adriatico che hanno solcato i mari e percorso le linee di costa, dai figli dei marinai e dei pescatori, da quelli che nel mare sono scomparsi assieme alle navi, alle anfore e ai loro ricordi, che questa mostra ha fatto risorgere a vita nuova”.

 

LA COMMUNITY ON LINE E IL FAVORE DEGLI ORGANI DI STAMPA NAZIONALI E INTERNAZIONALI

Una vera e propria community quella che ha trovato casa e dialogo anche sulla pagina Facebook della mostra. Uno spazio che gli organizzatori hanno voluto fin dal principio connotare come canale di informazione e aggiornamento “live”, oltre che di racconto. Un vero e proprio storytelling che non intendeva semplicemente replicare i contenuti scientifici del catalogo, ma regalare a tutti la possibilità di entrare nella mostra attraverso le tante storie nascoste dietro ai reperti con un linguaggio accessibile. Il pubblico ha capito questa intenzione, si è riconosciuto e ha risposto interagendo, commentando, facendosi ambasciatore e promotore della mostra con amici e conoscenti. Questo ha consentito di ampliare moltissimo la platea di persone che hanno avuto modo di scoprire la mostra, prima che altrove, sulla rete.

La mostra ha riscosso il favore anche della stampa nazionale e internazionale che le ha riservato numerosi e approfonditi servizi; tra tutti spiccano le recensioni de La Stampa, Il Manifesto, il Domenicale de Il Sole24Ore, La Lettura, La Repubblica, Storica del National Geographic e oltre confine del Kleine Zeitung, e di alcune testate montenegrine. Numerosi gli speciali televisivi da quelli della RAI, della slovena RTV, della croata HRT e di quella austriaca ORF.

ATTIVITÀ ED EVENTI COLLATERALI

Grande successo e partecipazione anche per il cartellone degli eventi collaterali ideati e organizzati con il supporto della Cooperativa Bonawentura – Teatro Miela. Da dicembre sono stati quasi trenta gli appuntamenti che hanno coinvolto quasi 2.300 persone. Conferenze, spettacoli teatrali, docu-film, tra i quali l’anteprima realizzata in collaborazione con la sede RAI del Fvg del documentario “Trincee dal mare” di Luigi Zannini e Pietro Spirito o ancora la doppia proiezione di Uskok, il documentario di Cesare Bornazzini sugli Uscocchi.

La mostra, per sua natura, si è prestata a essere il cuore di attività didattiche dedicate alle scuole, ai bambini più piccoli oltre alle visite guidate per il pubblico e per i gruppi organizzati. Queste attività, a cura dell’Immaginario Scientifico di Trieste, hanno coinvolto 2.571 persone, con 45 visite al pubblico, 25 visite per gruppi e 23 classi tra superiori, medie e primarie che hanno seguito i percorsi didattici offerti. Due le serate speciali dedicate esclusivamente ai bambini che hanno visto l’apertura “serale” del Salone degli Incanti che hanno registrato il sold out.

Tra i progetti meritevoli di essere ricordati c’è quello che ha coinvolto una classe di studenti del liceo Petrarca di Trieste in alternanza scuola-lavoro e i loro insegnanti. Il progetto formativo li ha portati ad addentrarsi nei contenuti della mostra, a viverne il dietro le quinte, cimentandosi poi con l’apprendimento di tecniche di accoglienza e public speaking, per stimolare efficaci modalità di comunicazione col pubblico. Un percorso che li ha portati per un weekend ad accogliere il pubblico e a guidarlo alla scoperta dei reperti e che li ha visti uscirne arricchiti, motivati ed entustiasti.

UNA MOSTRA OLTRE ALLA MOSTRA

Una mostra pensata per sopravvivere a se stessa, a partire da alcuni elementi dell’allestimento: ad esempio alcuni elementi dell’allestimento troveranno nuova collocazione al Museo del Mare di Trieste, oppure la ricostruzione della sezione trasversale della Iulia Felix, realizzata in occasione della mostra, che il Polo Museale del Fvg sta provvedendo a trasferire a Grado nel costituendo Museo nazionale dell’archeologia subacquea, insieme ai resti organici, al carico di anfore, alla dotazione di bordo e alle migliaia di frammenti di vetro nel frattempo studiati, catalogati e riordinati a cura dell’ERPAC. Oppure il Navarca, che ha ritrovato il suo splendore grazie a un importante intervento di restauro, finanziato dall’ERPAC, prima di essere esposto a Trieste e che ora ritornerà ad occupare il suo posto al Museo archeologico nazionale di Aquileia. Tutto questo si iscrive nell’ambito dell’accordo di collaborazione sottoscritto dall’ERPAC con il Polo museale regionale e nel più ampio disegno che vede l’ERPAC affiancare le istituzioni museali della regione nel percorso disegnato dalla LR 23/2015, per la loro riqualificazione, l’adozione degli standard di qualità e l’attivazione del Sistema museale regionale.

La mostra, inoltre, è stata il centro di incontri che hanno permesso di consolidare una rete di istituzioni scientifiche, Università, centri di ricerca e di studiosi. Un’unione che sta avviando candidature condivise all’interno di programmi europei transfrontalieri: una proposta progettuale, che vede coinvolto l’ERPAC, per la valorizzazione patrimonio naturalistico, storico e archeologico delle aree costiere dell’Adriatico; un progetto che vede una partnership tra ERPAC, musei montenegrini e altre realtà, per la mappatura dei giacimenti sommersi e la loro valorizzazione, sia in situ che virtuale; un nuovo progetto espositivo con Corfù e infine un altro progetto europeo che sta nascendo con la Romania per la conoscenza e la fruizione del patrimonio sommerso del Mar Nero, altro mare “intimo”.

Resta inoltre un importante lavoro scientifico raccolto nelle oltre trecento pagine del catalogo della mostra che continuerà a essere disponibile in edizione in lingua italiana e in edizione in lingua inglese sul sito di Gangemi Editore e in tutte le librerie e i rivenditori on-line, sia in versione cartacea che e-book.

 

LA MOSTRA PROSEGUE IN PUGLIA CON UNO SGUARDO AL BASSO ADRIATICO

Le belle storie finiscono sempre con un lieto fine: è il caso anche di questa iniziativa che proprio in virtù dei valori sottesi e della sue capacità divulgative ha spinto l’Assessore alla Cultura della Regione Puglia, Loredana Capone, a chiedere il trasferimento di parte dell’esposizione a Brindisi con uno sguardo privilegiato sul basso Adriatico.

A memoria dell’esposizione resta, infine, il lavoro di Diego Cenetiempo, un film di venti minuti che la racconta attraverso le interviste a Rita Auriemma, Pietro Spirito, Giovanni Andrea Panizon e Giuliano Volpe. Il filmato, diviso in 4 capitoli (L’Adriatico, Il percorso espositivo, Un progetto di ricerca, il fondo del mare) è visibile a tutti su Vimeo, sul sito de Il Piccolo e su http://www.nelmaredellintimita.it e ha già registrato migliaia di visualizzazioni.

 

Trieste, 4 maggio 2018cs n.5