Donne per la vita- viaggio in Bosnia 2014.

(di Anna Piccioni)
In ogni guerra le donne sono le prime vittime: vittime di stupri, di violenza, di lutti: considerate da sempre la parte debole e quindi più facile da sottomettere. Ma nel momento della ricostruzione, soprattutto interiore, sono in prima linea; si rimboccano le maniche e guardano avanti; mentre gli uomini sconfitti da una parte e dall’altra rimangono a leccarsi le ferite e covano le vendette.
Queste considerazioni nascono dopo l’incontro con donne e con  associazioni di donne   in Bosnia, che si occupano di ricostruire lo spirito di tolleranza e gettare “ponti” per superare ‘intolleranza.

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Mostar (foto di Anna Piccioni – 2014)

A Mostar Jasna Rada, musulmana, l’unica che è tornata nella sua casa oltre il ponte nella zona proibita ai “ Bosgnacchi, Bosniacchi o Bosniaci musulmani ”durante la guerra, è responsabile  dell’associazione “Kuča Otvorenog Srca” (KOS) – centro diurno “Casa dal cuore aperto” fondata ufficialmente nel novembre 2007.  Il lavoro di questa associazione comincia nel 1996, in una Mostar in ginocchio e spezzata a metà da una guerra che l’ha vista al centro dei bombardamenti dal 1992 al 1994. Da subito un gruppo di donne si sono unite per ricostruire quel tessuto sociale culturale multietnico che ha sempre caratterizzato la Bosnia- Erzegovina.
Si sono impegnate ad aiutare uomini donne e anziani rimasti soli e materialmente e psicologicamente distrutti senza porre nessuna barriera etnica.
Ricordo le madri capofamiglia a Bratunac che dal 2004 si sono unite in una cooperatica agricola “INSIEME”: la ricostruzione richiede cooperazione e cooperazione significa ricreare condizioni di fiducia e confidenza. Queste donne sono la maggior parte dei “ritornati”, quasi tutte vedove o con marito invalido e figli a carico. Rada Zarkovič è la fondatrice della cooperativa. Fino al 1994 è  vissuta a Mostar; colpita duramente dalla guerra si è trasferita a Belgrado e per tutta la guerra ha costruito reti di solidarietà e fatto opposizione all’allora Presidente Slobodan Milosevič.
Le donne della cooperativa Potočnice che gestisce l’agriturismo a Potočari
In fine a Tuzla incontro la dottoressa Irfanka Pašagič, che nel 1994 ha fondato  l’associazione Tuzlanska Amica; l’associazione è formata da un’équipe di donne, tra cui psicologi e medici, e offre assistenza alle donne e ai loro bambini aiutandoli a superare traumi subiti durante la guerra. Dalle donne l’intervento si allarga alle famiglie, assistendo anziani e disabili. L’attività dell’associazione è concentrata soprattutto sui bambini attivando un progetto di adozione a distanza.
A Sarajevo opera l’associazione OGBH (sigla di  l’Educazione costruisce la Bosnia-Erzegovina), fondata nel 1994 per occuparsi dei bambini vittime di guerra da Jovan Divjak, ex generale dell’Armata popolare Jugoslava ora in pensione. Durante l’assedio ha guidato la difesa di Sarajevo scegliendo l’amore per la sua città e alla sua gente piuttosto che la “fedeltà” alla sua appartenenza etnica ( va ricordato il libro intervista “Sarajevo mon amour”edizioni Infinito)

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