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Lettere al blog: “Un’App per tutto”.

La lettera al blog di Roberta Canziani.

(di Roberta Canziani)

Egregio blogger. Com’è che si scrive? Beh forse non ha importanza approfitto di questo spazio per esprimere una mia sensazione e pensiero e chiederLe cosa ne pensa. Oggi vedo sul Piccolo una specie di vademecum non so neanche più su cosa.. i contenuti dei vari decreti in Coronavirus forse..il mio occhio cmq cade su un riquadro che dice che dal febbraio 2021 tutti i pagamenti verso la PA dovranno esser fatti tramite il portale pagoPA di cui abbiamo avuto un assaggio con la richiesta di pagamento Tari di quest’anno. Come molti altri hanno giá fatto notare, se prima con il mod. F24 non c’erano costi aggiuntivi e neanche se si pagava in posta mi dicono ora invece, in qualsiasi modo si paghi (una miriade di modi in più si ma quasi tutti che richiedono computer o smartphone) c’è una commissione o balzello a dir si voglia, che sia homebanking, bonifico(? Si può?) che si vada al tabacchino o in posta. E se prima si poteva pagare in un’unica soluzione ora comunque bisogna pagare due “balzelli” (si, ho optato per questa definizione!)
Per non parlare che non siamo tutti tecnologici, che appena appena si era imparato a usare il totem o lo sportello atm per fare i pagamenti (e non ho mica capito se ora da lá si può farlo) e questi continui cambiamenti sbalestrano..cmq ciò che mi ha fatto saltar la mosca al naso è che nell’articoletto si sottolineava il fatto che ciò é fatto “per i cittadini”!!!!
Fossero almeno onestl, posso capire forse che per le amministrazioni sará più facile ma almeno non vengano a dire che lo fanno per noi!
Che ne pensa? E si potrebbe far qualcosa per modificare questa deriva ipertecnologica ( i referti medici su portale altro esempio) per cui devi avere una app per tutto (ora anche per l’inps ) e quindi un cellulare nuovo, sempre più nuovo, con tanta tanta memoria..
Cordiali saluti

NOTA: l’immagine in questo post è opera di Biagio Mannino.

“E allora perché non dare del lui?”. La risposta alla… risposta.

Continua il dialogo sulla mail di Il Grillo Scrivente che risponde ad Anna Piccioni.

(di Il Grillo Scrivente)
Mi fa piacere e mi lusinga l’interesse suscitato dalla mia lettera. Chi mi ha risposto non ritiene necessario coniugare i nomi secondo il genere; quindi, penso che, di conseguenza, ciò valga anche per il sesso maschile… Non ho capito, invece, come mai consideri neutro usare il pronome femminile nel caso di dover “dare del lei”.

Sono d’accordissimo che la scelta delle facoltà avviene in piena libertà! Le donne oramai, da “anni e annorum”, sono pienamente consapevoli che non vi è più nessun ostacolo (l’unico potrebbe essere, ed era, quello giuridico) che impedisca loro di intraprendere studi scientifici nel caso lo volessero. Penso che, sulla base di quanto letto, sia inutile, quindi, anche stimolare gli uomini ad intraprendere un percorso umanistico… Anche in questo caso, infatti, non vi è nessun impedimento.

Per quanto riguarda le due vincitrici del Premio Nobel per la chimica 2020, non conosco i numeri delle iscritte alle facoltà scientifiche che queste hanno frequentato, quella francese e quella del Massachussets.

A prescindere, comunque, da quante donne studino scienze in quelle nazioni, quanto è stato fatto giustamente notare, testimonia il fatto che nulla viene impedito ad una donna solo per il fatto di essere tale; e soprattutto che (come hanno affermato donne che hanno raggiunto posizioni apicali), se una donna è veramente in gamba, non ha bisogno di numeri di preferenza per arrivare in alto!

NOTA: l’immagine in questo post è opera di Biagio Mannino.

“E allora perché non dare del lui?” La risposta.

Dopo l’interesse suscitato dalla lettera de Il Grillo Scrivente, è giunta una mail di risposta che, prontamente, pubblico.

E allora perché non dare del lui? La risposta.

(di Anna Piccioni)

Sinceramente condivido per molti aspetti la lettera..
Sono convinta che non è pretendendo di modificare i generi dei ruoli per adattarlo se è una donna o un uomo a svolgerlo, che si raggiunga la democrazia paritaria, e nemmeno per avere maggior rispetto verso le donne
La storia è scritta dagli uomini e quindi anche gli interpreti sono stati sempre uomini perciò ci siamo abituati al sindaco, al ministro, al dirigente etc etc solo al maschile;dalla notte dei tempi un po’ come quando si è deciso il colore azzurro per i maschietti e il rosa per le femminucce (io ho amato sempre il verde per gli uni e per le altre). Oppure dividere i giochi tra quelli per i maschietti: automobiline, costruzioni, palla armi; per le femminucce bambole e giochi da piccola massaia.
Ma vorrei fare un’ulteriore osservazione: l’italiano è la volgarizzazione del latino; la parola latina segue 5 declinazioni diverse. In questo caso prendiamo l’aggettivo che ha tre desinenze per quelli della prima classe a femminile e segue la prima declinazione, o maschile e segue la seconda declinazione e um il neutro seconda declinazione. Poi ci sono gli aggettivi della seconda classe che seguono la terza declinazione in e sia maschile che femminile che il neutro. Se in latino voglio tradurre una donna gentile matrona gentilis, un uomo gentile homo gentilis. Ossia scrivo tutta questa manfrina per dire che le parole con desinenza in e non dovrebbero essere trasformate al femminile In francese Professore per uomo si dice Monsieur le professeur, per donna madame la professeur
E poi ad esempio Il Presidente, la presidente, il comandante la comandante. Per quanto riguarda sindaco o sindaca, ministro o ministra il cambio di vocale non mi disturba.
Per il Lei e Lui direi che lei è neutro.
La scelta delle facoltà avviene in piena libertà e non per la maggior o minor presenza maschile o femminile: mi sembra che le due Nobel per la chimica siano donne.

NOTA: l’immagine in questo post è opera di Biagio Mannino.