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Lettere al blog. “Forse perché se lo dice Vasco… va tutto bene!”.

Lettera al blog.

(de Il Grillo Scrivente)

Se lo dice Vasco, va tutto bene! Cos’ha detto Vasco? A conclusione del suo ultimo, recente concerto, ha detto (anzi, ha urlato) “Viva le femmine…..viva la figa!”. Certo che è volgare! Non solo, ma esaltare le donne nei loro organi genitali, e per di più col termine più volgare che ci sia….. Significa render inutili tutte le battaglie che le femministe ancor oggi fanno costantemente quando sostengono che la donna non vada giudicata per il suo corpo ma per le sue capacità intellettive e professionali; quando denunciano quanto le donne siano trattate come un oggetto e protestano quando vengono fatti commenti sull’aspetto fisico femminile (ad esempio il caso dell’allora ministro Maria Elena Boschi). Dicono sempre che il linguaggio è la prima cosa, che è fondamentale, che è la base per il cambiamento culturale necessario per il vero raggiungimento delle pari opportunità!
C’è una cosa che, invece, non mi è proprio chiara: perché le femministe adesso non dicono niente?… Come mai non si scatenano sui social, non scendono in piazza, non accusano Vasco Rossi di maschilismo, sessismo, di essere l’emblema del fatto che viviamo ancora in una società patriarcale,…..?
Forse perché se lo dice Vasco… va tutto bene!

Lettere al blog. Anche un personaggio televisivo può essere un vero amico.

La lettera al blog:

Anche un personaggio televisivo può essere un vero amico.
(de Il Grillo Scrivente)

Arrivederci, Don Matteo! A dire la verità, dovrei dire “Addio”, ma proprio non mi riesce…
Dopo 22 anni, “il prete in tonaca e bici che ha conquistato gli italiani” (“Porta a porta”, 11 marzo 2016) ha lasciato il cast di “Don Matteo”.
Ci mancherà davvero tanto…. Ci mancherà vederlo, all’inizio di ogni serie, correre in bici (quella mitica bici!) per le stradine di Gubbio e poi di Spoleto, ed incontrare per caso il maresciallo Cecchini, alias Nino Frassica. Oltre sette milioni di italiani aspettavano sempre questo momento!
Ci mancherà vederli giocare a scacchi; ci mancheranno tutti i dubbi, le perplessità e le riflessioni di don Matteo davanti alle apparenti colpevolezze di ogni sospettato, le sue parole di conforto al vero delinquente quando viene arrestato. Già, parole di conforto; perché questo è (pardon, era…) don Matteo, un prete che non condannava ma confortava, sosteneva, trasmetteva il perdono di Dio.
Ci mancherà quella grande, grandissima amicizia che lo legava al maresciallo Cecchini. Un’amicizia vera, fraterna, di quelle che molti di noi faticano a trovare. “Don Matteo, Lei fa tanto per me, io non faccio mai niente….. Non è vero, Lei mi ha insegnato cos’è un amico!”; ammetto la mia commozione quando ho sentito queste parole; tra l’altro, proprio nell’ultima puntata in cui appare Terence Hill. E c’è una cosa, del loro rapporto, che mi ha colpito: dopo vent’anni si davano ancora del Lei. Don Matteo dava del Tu a tutti, anche ad un parrocchiano appena conosciuto; ma al suo più grande amico dava del Lei! E non lo chiamava col nome di battesimo, bensì “maresciallo”. Questa è un’altra delle cose che, a mio avviso, caratterizzano la serie: il rispetto delle istituzioni, dei ruoli (che ritengo andato perso oramai da anni).

Ora è arrivato don Massimo: giovane, bello, moderno in moto. Un Raoul Bova bravissimo (niente da dire), e ovviamente famosissimo! Ma non è don Matteo….
Ognuno di noi ha bisogno di un punto di riferimento; una persona sul web ha scritto “Grazie Terence perché per essere supereroi non serve per forza un superpotere, a volte bastano un sorriso, una bici e una tonaca per regalare 22 anni di superserate a milioni di italiani e non”. Uno potrebbe ribadire “chi ha detto che ora anche don Massimo non potrà avere un sorriso?”. È certamente indiscutibile. Ma quando ci si affeziona a QUELL’ attore, a QUEL personaggio, nessuno può farlo dimenticare; diventa un punto di riferimento! E per noi oltre sette milioni di italiani che lo seguivamo, don Matteo era proprio questo, un punto di riferimento! Abbiamo perso un amico! Un uomo che “è entrato nelle nostre case” e non ci è più uscito!

Lettere al blog. “Le donne nella Grande Guerra: protagoniste o madri dolenti?”

Lettera al blog di Roberta Canziani.

Il nostro Comune ha operato la scelta di conferire la cittadinanza onoraria  a un’iniziativa di cento anni fa: il milite ignoto. E a ulteriore prova che per alcuni il tempo trascorso non sia mai passato e che anzi desidererebbero che le sue lancette girassero al contrario, quanto scritto sui totem sparsi per il centro a inquadramento storico e illustrazione dell’iniziativa. Nella descrizione si riporta che “d’ora innanzi le donne entreranno prepotentemente nelle manifestazioni pubbliche”. Eh sì è proprio vero, e penso alle donne che durante la grande guerra hanno dovuto sostituirsi agli uomini nelle fabbriche e che con loro ora partecipano agli scioperi per rivendicare migliori condizioni di vita e di lavoro, penso alla legge Sacchi del 1919 che abolisce l’ autorizzazione maritale ed apre al sesso femminile tutte le professioni ed il pubblico impiego, penso alla casa atelier di Anita Pittoni qui vicino che, anche se in epoca successiva, diverrà luogo d’incontro di letterati ed artisti…ed invece no, niente di tutto questo! La frase successiva spiega che il ruolo recitato (!?) dalla donna nelle manifestazioni pubbliche è solo “quello della madre dolente, della madre sofferente che accoglie nelle proprie braccia le spoglie del giovane figlio”.
Donne quindi “cornute e mazziate”  che prima hanno perso i propri figli in un’ inutile carneficina e che poi vengono usate per continuare a diffondere il virus  del nazionalismo e per preparare il terreno al regime che le valutava ed esaltava solo in quanto mogli e madri!
Non sapevo se essere più incredula o arrabbiata e non capisco cosa di questi fatti ci sia da celebrare cento anni dopo.