La recensione: BERNARDO ZANNONI “I MIEI STUPIDI INTENTI”.

BERNARDO ZANNONI “I MIEI STUPIDI INTENTI” – SELLERIO EDITORE.

(Recensione di Anna Piccioni)
Vincitore premio Campiello

Dopo aver letto il romanzo del giovane Bernardo Zannoni non ho avuto dubbi che avrebbe vinto il premio Campiello. L’escamotage, la trovata ingegnosa, di far parlare il mondo animale che vive nella foresta con le sue regole e i suoi istinti e tuttavia le tane hanno cucina, sedie, tavoli, camere da letto finestre; probabilmente vista la giovane età dell’autore, 24 anni, è una reminiscenza dei fumetti della sua infanzia. Una vita animale antropomorfica. Appena iniziata la lettura ho pensato di trovarmi nella suburra, mi sono apparse le immagini del mondo anaffettivo, amorale del film “brutti, sporchi, e cattivi” di Ettore Scola, ho creduto a una sovrapposizione di mondo animale e mondo umano. Mi sbagliavo era proprio la tana di una famiglia di faine. Il protagonista è una faina, Archy che poi sarà accolto da una volpe, Salomon, che sa leggere e scrivere e insegnerà molte cose perché ha il libro.
Vengono trattati temi importanti: Dio, la morte, l’amore, il tempo… In questo vero/fantastico mondo la scrittura, lo stile prende il lettore; gli intelligenti e profondi ragionamenti della volpe e la faina che pensa “ queste considerazioni mi impegnarono per un brevissimo istante” fanno riflettere sulla condizione umana. Oserei dire che ci sono profonde riflessioni filosofiche
Riporto alcuni passi che trovo particolarmente significativi: pag. 64 : Prima volontà di Dio la Morte
Quando gli altri se ne vanno…si addormentano per sempre…gli altri non c’entrano niente, tocca a ciascuno di noi. Assurda consapevolezza. Da giovani non c’è la consapevolezza della morte… Dio è il Padre del Mondo…l’unico che non muore…la morte la uccidi se non ci pensi, perché non è adesso
pag. 69 scoperta dell’Uomo: la Volpe racconta di non aver mai cercato un senso più profondo del suo solo istinto. Cominciò a spiare gli Umani. La parola di Dio lo colpì sulla testa ancora più forte. La verità sulla vita distrusse quello che era stato fino a quel momento sradicandolo da se stesso
pag. 87 Archy : il presente era tornato ad essere il mio mondo per qualche attimo, e fuori di quello, il nulla. Ero un animale ero felice. Comportarsi da animale istintivamente, togliere la logica delle azioni, la consapevolezza, la coscienza fa ritornare felici. La felicità è lo stato di natura istintiva. pag. 97 se non avessi conosciuto Dio non mi sarei lamentato così tanto…avrei accettato ogni cosa che veniva da vero animale. Scontro continuo tra istinto e razionalità, ma soprattutto contro Dio causa dei nostri mali, se non lo conosci non hai nessuno contro cui scagliare la tua collera per le avversità che ti colpiscono. La libertà è tristezza.
I pensieri degli Umani sono pieni di se e ma di un prima e un dopo, hanno questo fastidioso difetto gli animali vivono il presente

Spero con questi pochi indizi di aver incuriosito.