26 maggio 2019: Europa contro Europa.

Cattura(di Biagio Mannino)

Nell’anno in cui si celebra il trentesimo anniversario del crollo del Muro di Berlino, le elezioni europee del 26 maggio sembrano assumere, oltre ad un valore, anche un significato ulteriore.
Trenta anni fa si concludeva un percorso che trovava in quell’attentato all’Arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo, a Sarajevo, il 28 giugno 1914, l’inizio della fine dell’Europa.
Il 9 novembre 1989, con quel crollo materiale del Muro, crollava anche l’elemento simbolico della divisione e della debolezza dell’Europa del XX secolo.
In quel momento storico tutti, chi più, chi meno, avvertivano non solo la possibilità, ma anche la necessità, di intraprendere un percorso che portasse alla realizzazione di un sogno lontano 70 anni, quello di coloro i quali avevano visto il disastro manicheistico della Grande Guerra, quello di un’Europa unita che garantisse, prima di tutto, la pace.
Le condizioni e le situazioni cambiano e, a quella pur nobile intenzione ma sempre utopistica nella sua attuazione, subentrava la più pragmatica necessità di creare l’effettiva realtà, complessa nelle sue manifestazioni politiche, ampia, numericamente importante nei risultati, economicamente e finanziariamente forte nelle implicazioni concrete, tali da sapersi, e necessariamente doversi, inserire nel nuovo gioco della politica internazionale.
Sì, quella politica dove gli USA sono più che mai fortemente unilateralisti, dove si fa spazio il concetto di guerra preventiva,, dove la Russia, erede dell’URSS, è alla ricerca di una perestrojka tanto utile quanto necessaria ma molto confusa, non alla Gorbacev ma alla Eltsin, dove la Cina incomincia a muoversi ma già lasciando capire il suo destino da protagonista vera.
Quelle ormai vecchie Comunità Europee lasciano il passo alla nuova e promettente Unione Europea che, però per essere effettiva, necessitava e necessita delle limitazioni di sovranità degli Stati membri.
Inizia il conflitto tra due modi di interpretare la UE e il dubbio, inevitabilmente si pone: UE dei popoli o UE dei Governi? UE con una progettualità veramente comune e di insieme o con una evidente propensione agli interessi dei singoli Stati membri?
La debolezza emerge in politica estera, più volte, a partire dal 1999 con la crisi serba, la strategia non è all’altezza di una realtà di questo tipo, e di fronte alle sfide che mettono alla prova tutti e non i singoli, si mostra lontana dal concetto “unita”, come nel caso della gestione dei flussi migratori.
E qui tutto cambia e l’Europa degli europei si trasforma o torna, o si mostra, Europa dei piccoli e dei microscopici.
Lo scontro diventa inevitabile, là dove le pluralità di politiche interne fanno l’uso strumentale della UE, per problematiche elettorali proprie, trovando nell’elemento migratorio il capro espiatorio della mancanza di una visione di una politica comune europea, sempre possibile ma di fatto irealizzabile.
Mai come in questa occasione le elezioni europee assumono un valore fondamentale per dimostrare che l’Europa degli europei c’è o che, al contrario, quella degli interessi particolari è pronta a subentrare nuovamente dopo aver dimenticato il significato del crollo di quel Muro, quello del 1989.
Ma, in questo caso, pragmaticamente analizzando, c’è la farà un’ipotetica Europa dei piccoli a sopravvivere tra Russia, Usa e… Cina o si prospetterà l’ennesimo atto di autolesionismo in salsa vecchio mondo?

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NOTA: l’articolo e l’immagine in questo post sono tratti dalla rivista Uni3Triestenews del 1 maggio 2019.

La politica è una cosa seria.

foto repubblica 22aprile2019(di Biagio Mannino)

Fino a che punto tutto è consentito? Fino a che punto ci si può permettere di arrivare? Fino a che punto si possono legittimare le scelte e le azioni in nome della politica e del mal parlare nascondendosi dietro le apparenti e spesso arbitrariamente utilizzate regole della “comunicazione”?
Sono queste solo alcune delle inutili domande che possiamo porci. Sì, inutili domande, dopo la pubblicazione dell’immagine  del Ministro Matteo Salvini. Immagine che lo mostra con un mitra in mano e con espressioni che non vale la pena neppure citare.
Se lo spin doctor del Ministro dell’Interno pubblica su Facebook quella foto, è legittimo quanto meno rimanere molto perplessi sulle effettive capacità di consulente della comunicazione del collaboratore. Non sempre tutto può essere accettato pur di ottenere un risultato.
E ancora, non vale la pena porsi domande quando esistono dei momenti, nel calendario degli uomini, che almeno un po’ dovrebbero consentire un breve istante di quiete, un distacco dall’ormai triste quotidiana politica.
Sì, triste, perché solo questo è l’aggettivo corretto per definirla quando foto come quella descritta vengono esposte e scegliendo proprio il giorno di Pasqua per esibirle.
Ad aggravare il tutto si sceglie anche la giornata in cui centinaia di vittime cadono sotto le armi degli attentatori nello Sri Lanka, mostrando cosa può fare la politica quando perde il suo significato più nobile, ovvero essere un’arte.
Perché la politica è non solo un’arte ma l’Arte con la A maiuscola. L’Arte del possibile, del raggiungimento dell’interesse comune, di tutti, del benessere non solo di alcuni, di una visione universale della comunità, della comunità di quelli che non dovrebbero essere classificati come cittadini ma solo come uomini.
E nel giorno della Pasqua così cara ai Cristiani, il terribile attentato che colpisce tutti, cristiani e non cristiani, umanità offesa, appare anche l’immagine che di cristiano nonha assolutamente nulla.
La politica perde il senso di sé stessa e scarica sulle regole comunicative le responsabilità della propria incapacità di sapere parlare e, soprattutto fare. Fare  in modo serio e corretto ciò che la politica stessa è.
Aggrapparsi ai principi di memoria machiavelliana diventa la scusa, alla fine, per permettersi tutto e, magari, giustificarlo con una risata o una battuta.
Ormai la politica ha perso il suo profondo, nobile significato e il suo alto, responsabile valore e continuare a giocare sulle immagini, sugli spot, sulle battute, alla fine, ripagherà, rapidamente con il giudizio degli elettori. Il patrimonio fondamentale per i politici, ovvero gli elettori, improvvisamente mostreranno la loro fuga verso qualcuno che possa dare la nuova illusione di trovare l’unica cosa che cercano: la professionalità-
Dall’Italia agli USA, dall’UK all’Ucraina e ormai ovunque, sembra che non si sappia più cosa fare per andare incontro ad una società in crisi generalee, soprattutto, manca la ricerca di un suo nuovo essere.
Non ci sono idee, non ci sono argomenti, non ci sono prospettive ma ci sono tanti problemi, problemi da risolvere e che lì restano in attesa che quelle energie utilizzate nella gara a chi stupisce di più possano essere convogliate a chi fa meglio.
Non bisognerebbe dimenticare che la politica, quella vera, è una cosa seria.

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NOTA: l’immagine in questo post è tratta da La Repubblica del 22 aprile 2019.

Riuscirà la cara, vecchia Europa ad affrontare il 2019?

(di Biagio Mannino)
Il 2019 si presenta come l’anno della svolta per l’Unione Europea.
Sono numerosi gli interrogativi che in molti ci poniamo in merito a quale potrà essere il futuro della UE.
In particolare i punti cruciali sono due: il compimento della Brexit e le elezioni europee nel mese di maggio.
Era il 23 giugno del 2016 quando, i cittadini del Regno Unito, con una piccola percentuale, in quel referendum divenuto poi comunemente conosciuto come “Brexit”, si espressero favorevolmente all’uscita dalla UE.
Un rapporto sempre difficile, quello degli inglesi con il resto dell’Europa ma, ad un effettivo divorzio, non ci credeva nessuno.
Forse non ci credevano neppure gli stessi proponenti di quel referendum, forse erano convinti che la minaccia di uscire dal sistema Europa Unita fosse sufficiente per ottenere, semplicemente… di più. Forse la politica era quella di avere una posizione, per così dire, privilegiata in una UE che mai è stata effettivamente europea quanto piuttosto soggetta alla Germania ed alle ambizioni francesi.
No, quella separazione non la volevano i giovani ma la volevano gli anziani, non la volevano le aree urbanizzate ma le aree agricole, non la voleva la Scozia e… alla fine, si è capito che non la voleva nessuno.
Il sistema “politica” dell’UK entra in crisi e questa aumenta più alto è il livello di mascherare quella crisi con una volontà ferrea di uscire per ottenere di più, per ottenere un accordo con l’UE non favorevole ma ottimale.
E adesso… l’accordo si rimanda poiché la paura è che lo stesso Parlamento inglese lo bocci rimettendo tutto in discussione inclusa la stessa Brexit.
E se poi si inserisse un nuovo referendum?
Si pensa che possa essere la soluzione ed accontentare tutti, dai cittadini che ormai sono tornati, o meglio, divenuti europeisti, alla politica stessa che sotto sotto, di Brexit non ne vuole proprio sentire parlare.
Ma… che fine farebbe l’English Style?
Intanto si prepara la campagna elettorale per le elezioni che rinnoveranno i componenti del Parlamento Europeo.
Un sistema complesso, quello elettorale europeo ma che, in base ai sondaggi, al momento, mostra tendenzialmente che sarà la componente sovranista a prevalere.
L’Unione Europea ha mostrato negli ultimi anni tutta la sua debolezza: da una politica litigiosissima nella gestione del problema migranti a una sproporzione di assunzione di forza e potere politico da parte della Germania trasformando, in definitiva, la UE in una sorta di struttura a somiglianza germanica.
E poi gli Stati dell’Europa di mezzo, sostanzialmente esclusi e sottoposti ad equilibrismi politico – protezionistici tra una Germania influente ed una Russia extra europea sempre più dominante nel mondo.
Nuovamente un’Europa debole nel riconoscersi in sé stessa, nel prendere decisioni per gli interessi comuni, europei.
E allora via tutto! Una visione europea anti sistema europeo portato dai movimenti sovranisti che promettono una sorta di UE che tutela gli interessi particolari senza però accorgersi, alla fine, che questa tendenza, in modo non ufficiale, già c’è.
La sfida Europea per l’Europa diviene contrapposizione per la stessa sopravvivenza della UE. Un contrasto tra una componente che vuole l’Europa Unita ma che la gestisce come se non lo fosse ed una che, al contrario, non la vuole ma non propone modelli alternativi per tentare di restare nel gioco globale dove gli altri giocatori si chiamano Cina, USA e Russia.
Passano gli anni, si celebrano i centenari, ed è sempre la stessa, la cara, vecchia Europa… ideale oggi di Trump come di Putin.

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